Lenti gravitazionali per l’energia oscura

Data di pubblicazione: 01/09/2010  
Planetario

Immaginate una lontana galassia che manda la sua luce verso di noi. Immaginate che lungo il percorso si trovi un’altra galassia che intercetta quella luce. L’immagine della galassia retrostante ci arriverà distorta, poiché la luce risente della gravità e viene deviata nel suo cammino dalla presenza di grandi masse come quella di una galassia intermedia. È il concetto di lente gravitazionale: ma il modo in cui il cammino della luce viene distorto non dipende soltanto dalla massa visibile della galassia, bensì anche dalla quantità di materia oscura che la circonda, e perfino dall’abbondanza di energia oscura che permea lo spazio attraversato dalla luce della lontana sorgente. Proprio quest’ultimo fattore è stato investigato da due ricercatori americani, osservando l’ammasso di galassie Abell 1689 distante 2,2 miliardi di anni luce, in direzione della Vergine. I ricercatori hanno individuato ben 114 immagini multiple di 34 galassie poste oltre l’ammasso, prodotte dall’ammasso stesso che agisce da lente gravitazionale. Studiando il cammino della luce che genera ciascuna di quelle immagini hanno determinato l’entità della distorsione prodotta dall’energia oscura nello spazio attraversato dalla luce: è un modo assai dettagliato per ottenere la densità di energia oscura nell’universo, e il risultato sembra in perfetto accordo con altri metodi di indagine. Si conferma così, in maniera indipendente, l’abbondanza al 73% di energia oscura nella composizione energetica dell’universo. Un dato importante, perché mette a disposizione degli scienziati un nuovo metodo per la cosmologia; secondo gli autori, questo strumento si rivelerà utilissimo per analizzare le future osservazioni di lenti gravitazionali sempre più lontane, che verranno compiute fra qualche anno, quando il nuovo James Webb Space Telescope verrà lanciato nello spazio
Al planetario il 9/9 ore 11
Eppur si muove…
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