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Forse ci siamo. Una circolare dell’Unione Astronomica Internazionale pubblicata in novembre mette in guardia tutti gli osservatori del cielo australe sull’improvviso aumento di splendore di una stella ben nota agli astronomi: Eta Carinae. Negli ultimi sei mesi infatti la sua luminosità è cresciuta visibilmente, e dopo essere rimasta quasi invisibile per decenni fra le stelle della costellazione della Carena oggi è facile avvistarla anche ad occhio nudo. Eta Carinae è un sorvegliato speciale dai cacciatori di supernovae: già nel 1843 divenne per molto tempo la seconda stella più brillante del cielo, dopo Sirio. Oggi sappiamo che si tratta di una stella binaria, la massa complessiva delle due componenti è pari a 100 volte quella del Sole e il suo splendore supera la nostra stella di ben 5 milioni di volte. Stelle così colossali sono destinate ad esplodere come supernovae. L’episodio del 1843 potrebbe essere stata la prova generale della sua esplosione, e l’aumento di splendore che si registra ora potrebbe indicare che lo scoppio è ormai imminente. Un ulteriore indizio in questo senso lo fornisono osservazioni a raggi X dei venti stellari che emanano dalle due stelle: anch’essi sono diventati più intensi e suggeriscono che Eta Carinae stia perdendo massa e sia entrata in una nuova fase di instabilità. Nessuno sa prevedere quando avverrà l’esplosione; l’unica certezza è che da Roma non la si vedrà, poiché Eta Carinae non sorge mai sul nostro orizzonte, ma l’apparizione della prima supernova galattica dai tempi di Galileo sarà un’ottima scusa per un viaggio nell’emisfero sud. Del resto, poiché Eta Carinae dista circa 7000 anni-luce dalla Terra, è una delle poche stelle del cielo per cui si può davvero dire che mentre la guardiamo, lei già non c’è più. (al planetario "Fuochi d’artificio spaziali" 27/12 ore 16)
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