Buon compleanno, Nettuno!
È passato un anno, da quando gli uomini si sono accorti dell’esistenza di Nettuno: un anno nettuniano, ovvero 165 dei nostri anni terrestri. Tanto ci è voluto perché il più lontano dei pianeti del sistema solare completasse il suo primo giro intorno al Sole da quando fu scoperto, il 23 settembre 1846. In realtà Nettuno era già stato osservato da Galileo, ben 233 anni prima, ma il grande astronomo italiano non se ne era accorto. Invece quella notte avvenne una delle scoperte più entusiasmanti nella storia dell’astronomia: l’esistenza di Nettuno era addirittura stata prevista da due matematici, Adams e Le Verrier, e fu effettivamente trovato in cielo da Galle a Berlino molto vicino al punto indicato dai calcoli teorici. Fu una delle più portentose conferme della potenza della scienza umana, la meccanica celeste figlia della gravità di Newton: la stessa teoria con cui tutt’ora si lanciano le sonde spaziali, e che ha consentito di spingere il Voyager II proprio fino all’incontro con Nettuno nel 1989. Oggi Nettuno torna per la prima volta nello stesso punto del cielo in cui fu scoperto. Se pensate a quello che è accaduto sulla Terra nel frattempo, c’è da rimanere sbalorditi: al tempo della scoperta di Nettuno, non esisteva il telefono, le lampadine elettriche, la teoria dell’evoluzione delle specie, non esisteva neppure l’Italia unita. Ma cosa significa dire che Nettuno è ritornato al punto di partenza? Questa affermazione ha senso soltanto considerando il suo moto intorno al Sole, ma se ricordiamo che a sua volta il Sole si sposta intorno al centro della galassia, scopriamo che in 165 anni il sistema solare ha percorso un arco di ben 1145 miliardi di km, e nessun pianeta tornerà più ad occupare esattamente lo stesso punto dello spazio. L’attenzione degli astronomi oggi è puntata invece sulla rotazione di Nettuno, che si svolge intorno a un’asse inclinato di 28°, producendo stagioni che durano ciascuna 40 anni terrestri. Ma il periodo di rotazione, misurato con metodi diversi legati al campo magnetico del pianeta e al movimento di alcune sue strutture atmosferiche come la celebre Macchia Blu, fa ancora discutere gli scienziati, indecisi fra il valore di 15 ore e 58 minuti e 16 ore e 6 minuti. La differenza è piccola: tanto più che per noi, e per le nostre frenetiche giornate terrestri, sarebbero comunque troppo poche (al planetario “I segreti del pianeta X” 17 agosto ore 22:30).
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