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È settembre e le giornate si accorciano visibilmente: il Sole scende lungo l’eclittica passando dalla costellazione del Leone a quella della Vergine l’17/9. Il giorno 23 il Sole attraversa l’equatore celeste: è l’equinozio d’autunno e da questo momento le ore di buio supereranno quelle di luce. La Luna sarà piena proprio il 23 settembre nella costellazione dei Pesci.
Saturno e Marte sono ormai scomparsi fra i bagliori del Sole al crepuscolo; li rivedremo solo fra qualche mese al mattino. Venere invece resiste ancora per un’ora dopo il tramonto, sempre più bassa a sud-ovest, mentre si avvicina alla Terra. Giove sarà il vero protagonista della notte per tutto l’autunno: il 21 settembre sarà in opposizione al Sole, accompagnato dal passaggio della Luna piena, e resterà visibile per tutta la notte. Si tratta fra l’altro di un’opposizione particolarmente favorevole perché dopo alcuni anni finalmente il grande pianeta torna a raggiungere altezze significative nei nostri cieli, inoltre si trova nei pressi del perielio, il punto della sua orbita più vicino al Sole: per questo Giove apparirà più brillante e (al telescopio) più grande del solito. L’opposizione di Giove è un’ottima occasione per seguire la lenta ricomparsa della sua Banda Equatoriale Sud, che dopo l’improvvisa sparizione di maggio ora sta riprendendo forma e colore. Da notare che proprio nella stessa notte, a sole 5 ore di distanza da Giove, anche il pianeta Urano sarà in opposizione al Sole, seppure invisibile a occhio nudo, sempre nei Pesci.
Tra le stelle, ad ovest il Grande Carro e la stella Arturo iniziano la serata sempre più bassi; a sud troviamo il Capricorno, poi l’Acquario e i Pesci. Il Triangolo Estivo si scosta dallo zenit lasciando il posto alla debole costellazione della Lucertola e poi a Pegaso. Ormai tutte le costellazioni del mito di Andromeda sono visibili verso mezzanotte: Cefeo, Cassiopea, Perseo, Cetus. Da oriente si innalzano anche l’Ariete, l’Auriga, le Pleiadi e il Toro e l’alba giunge quando ormai sono ricomparsi perfino Orione e Sirio
Al planetario il 22/9 ore 11
Sipario sulle stelle
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Immaginate una lontana galassia che manda la sua luce verso di noi. Immaginate che lungo il percorso si trovi un’altra galassia che intercetta quella luce. L’immagine della galassia retrostante ci arriverà distorta, poiché la luce risente della gravità e viene deviata nel suo cammino dalla presenza di grandi masse come quella di una galassia intermedia. È il concetto di lente gravitazionale: ma il modo in cui il cammino della luce viene distorto non dipende soltanto dalla massa visibile della galassia, bensì anche dalla quantità di materia oscura che la circonda, e perfino dall’abbondanza di energia oscura che permea lo spazio attraversato dalla luce della lontana sorgente. Proprio quest’ultimo fattore è stato investigato da due ricercatori americani, osservando l’ammasso di galassie Abell 1689 distante 2,2 miliardi di anni luce, in direzione della Vergine. I ricercatori hanno individuato ben 114 immagini multiple di 34 galassie poste oltre l’ammasso, prodotte dall’ammasso stesso che agisce da lente gravitazionale. Studiando il cammino della luce che genera ciascuna di quelle immagini hanno determinato l’entità della distorsione prodotta dall’energia oscura nello spazio attraversato dalla luce: è un modo assai dettagliato per ottenere la densità di energia oscura nell’universo, e il risultato sembra in perfetto accordo con altri metodi di indagine. Si conferma così, in maniera indipendente, l’abbondanza al 73% di energia oscura nella composizione energetica dell’universo. Un dato importante, perché mette a disposizione degli scienziati un nuovo metodo per la cosmologia; secondo gli autori, questo strumento si rivelerà utilissimo per analizzare le future osservazioni di lenti gravitazionali sempre più lontane, che verranno compiute fra qualche anno, quando il nuovo James Webb Space Telescope verrà lanciato nello spazio
Al planetario il 9/9 ore 11
Eppur si muove…
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Quando nel 1972 gli astronauti Cernan e Schmitt salirono con il rover sulla scarpata lunare di Lincoln-Lee nel corso della missione Apollo 17, non potevano sospettare di essersi arrampicati a fatica sulla testimonianza di un’attività geologica recente del nostro satellite. Schmitt - che nell’aprile 2009 venne a farci visita al Planetario - sostiene di avere notato che la scarpata era ricoperta da un deposito di rocce franate probabilmente 100 milioni di anni prima, dunque doveva essere ancora più antica. Ora le immagini della sonda LRO, che sta mappando la Luna ad alta risoluzione, mostrano che queste “rughe” sono presenti su quasi tutta la superficie del nostro satellite, e si estendono su tutte le latitudini. Sono dettagli troppo piccoli per essere notati da Terra (misurano in lunghezza circa 1-2 km ma il loro sbalzo è dell’ordine di una decina di metri appena), ma risultano così netti nelle immagini della sonda da doversi essere formati solo dopo le altre strutture del suolo lunare, fra 800 milioni e 1 miliardo di anni fa, forse meno. Il loro significato è finalmente chiaro: rappresentano l’evidenza che nel passato recente la Luna si è “sgonfiata”, seppure di poco. In conseguenza di questi piccoli collassi strutturali, il diametro lunare si sarebbe ridotto complessivamente di appena 200 metri. Tuttavia questa notizia cambia lo scenario della storia geologica del nostro satellite, che si riteneva inattivo da ormai 3 miliardi di anni, quando le ultime colate laviche avevano riempito grandi bacini e depressioni formando i cosiddetti “mari”. Non si capisce ancora come queste scarpate si siano formate, in conseguenza del lento raffreddamento della Luna, ma la loro struttura lascia pensare che siano faglie di subduzione, ovvero zone in cui due strati diversi della crosta lunare si sovrappongono e uno scorre accavallandosi sull’altro: movimenti tettonici di un satellite che si credeva morto
Al planetario il 18/9 ore 16
Piccolo atlante lunare
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In agosto il Sole passa dalla costellazione del Cancro a quella del Leone il giorno 11. La Luna sarà piena il 24 agosto mentre sfila dalle stelle del Capricorno all’Acquario.
Nelle notti del 13 e 14 una sottile falce di Luna apparirà sotto un bel triangolo di pianeti formato da Venere, Marte e Saturno. La brillantissima Venere domina ancora nel cielo serale, seppure più bassa e spostata verso sud rispetto ai mesi precedenti: grazie al suo rapido moto proprio, nei giorni centrali del mese scavalcherà prima Saturno e poi Marte, entrambi decisamente più deboli. I tre pianeti appariranno raggruppati sopra l’orizzonte occidentale subito dopo il tramonto, nella costellazione della Vergine.
Ad ovest si abbassa sempre prima il Grande Carro e l’intera Orsa Maggiore, inseguita dalla stella Arturo che ne fu il guardiano; Antares e lo Scorpione abbandonano il sud e lasciano il quadrante meridionale al Sagittario, al Capricorno e all’Acquario. Allo zenit è ancora il grande Triangolo Estivo il principale asterismo visibile, formato da Deneb, Vega e Altair (la punta più meridionale del triangolo). Nella parte centrale della notte salgono alla ribalta il quadrato di Pegaso, Andromeda, Cefeo e a nordest Cassiopea e Perseo. Perfino la luminosa Capella risale da oriente. Ma l’astro più evidente della notte si trova verso sud ed è il pianeta Giove, dal chiaro colore giallastro, che si staglia isolato nei Pesci senza alcuna stella brillante a contrastarlo. Proprio in questo scenario celeste si svolgerà il fenomeno più atteso dell’estate: l’annuale pioggia delle Perseidi, le lacrime di San Lorenzo. Quest’anno è particolarmente favorevole all’osservazione delle stelle cadenti, poiché la Luna, nuova proprio il 10 agosto, non interferirà con il suo bagliore. In realtà le notti migliori per appostarsi in attesa delle meteore saranno il 12 e il 13 agosto. Il numero di stelle cadenti si aggira intorno alle 60-80 all’ora in un cielo discretamente buio, e aumenta dopo la mezzanotte, quando si solleva a oriente la costellazione di Perseo (da cui le Perseidi prendono il nome): quello è il punto del cielo da cui sembrano provenire le scie luminose. Per rintracciarlo basta trovare la costellazione di Cassiopea, a forma di W, e la sottostante stella Mirfak, di seconda grandezza.
Al Planetario
Quando cadono le stelle
il 10/8 e 11/8 alle 21.00
Per chi si lamenta delle afose calure estive, ecco una bella notizia: se il nostro pianeta orbitasse intorno alla stella R136a1 invece che al Sole, sarebbe surriscaldato fino all’insostenibile temperatura di 15000 gradi – praticamente, vaporizzato. R136a1 è la più grande stella conosciuta, con una massa pari a 265 volte quella del Sole. Una mole impressionante, che demolisce la convinzione degli astronomi, secondo i quali non possono esistere stelle più pesanti di 150 masse solari: l’elevatissima energia che produrrebbero le manderebbe in frantumi. Invece nella nebulosa Tarantola all’interno della Grande Nube di Magellano brilla questa stella mostruosa, e non è l’unica: è affiancata da altre tre super stelle fra 135 e 195 masse solari, mentre un altro ammasso di stelle distante ventimila anni luce nella costellazione della Carena contiene almeno otto stelle di taglia extralarge. Il titolo di stella più massiccia spettava finora a Eta Carinae, ma il suo record di circa 100 masse solari è stato letteralmente sbriciolato. All’inizio della sua storia, R136a1 doveva avere una massa addirittura maggiore, ben 320 volte più grande del Sole, ma ben presto i suoi intensissimi venti stellari l’hanno spogliata di vari strati di materia, strappandole l’equivalente di un intero Sole ogni ventimila anni. Non c’è dubbio che il destino di questa stella mastodontica sarà segnato nel giro di poco tempo: fra meno di un milione di anni crollerà su se stessa e verrà frantumata da una catastrofica esplosione di supernova, e per fortuna noi ci troviamo ben 170000 anni luce lontano da questa bomba innescata. Alcuni specialisti sostengono che potrebbe addirittura dare luogo a un raro tipo di esplosione causato, ancor prima che dal collasso della stella, dalla frenetica produzione di coppie di particelle e antiparticelle (elettroni e positroni): l’instabilità dovuta all’annichilazione di materia e antimateria innescherebbe la detonazione e l’intera stella verrebbe distrutta, senza lasciare dietro di sé nessun residuo, nemmeno una piccola stella di neutroni. In compenso finirebbe per scagliare nello spazio incredibili quantità di metalli, e l’equivalente di 10 Soli fatti interamente di ferro.
Al Planetario:
Fuochi d’artificio spaziali
il 17/8 alle 21.00
Fin da quando sono stati fotografati, gli anelli di Saturno ci sono apparsi come una geometria dalla perfezione ipnotica. Li immaginiamo piatti e forse anche levigati: ma non è così. Anche se il loro spessore è mediamente inferiore a 1km, gli anelli presentano delle sorprendenti strutture verticali. Le ha scoperte la sonda Cassini, che nei suoi ripetuti attraversamenti del piano degli anelli ha approfittato del recente equinozio (l’allineamento degli anelli con il piano orbitale di Saturno) per evidenziare minuscole ombre gettate sugli anelli stessi da strani sbuffi e pennacchi che si sollevano al di sopra e al di sotto. Sono colonne di polvere ghiacciata che si elevano anche di oltre 100km formando degli addensamenti concentrati lungo l’anello A, il più esterno rispetto al pianeta. In una fascia di 2000km di ampiezza se ne contano 11 a cui sono stati dati i nomi di famosi aviatori. I pennacchi più alti si formano nella regione più lontana da Saturno: Earhart, per esempio, sale ad un’altezza di 130km sopra il piano degli anelli. La dinamica della loro apparizione non è ben compresa, ma coinvolge sempre la presenza di minuscole lune, grandi anche meno di 1km e invisibili nelle immagini, che orbitano immerse fra gli anelli: le loro piccole perturbazioni sul moto delle particelle ghiacciate circostanti creano addensamenti e rarefazioni e solleverebbero i pennacchi. Osservando l’apparizione dei pennacchi si riesce a seguire la migrazione delle orbite delle lune nascoste. Sono proprio queste piccole lune a svelare un’informazione importante sul passato degli anelli, e sulla loro formazione: se si tratta di corpi solidi, come asteroidi, e non di mucchi porosi di ciottoli ghiacciati, non possono essersi formate a partire dall’aggregazione di polveri prese dall’anello. In altre parole, non si muoverebbero in quelle orbite fin dalla loro origine, anzi potrebbero provenire da un impatto che mandò in frantumi un antico satellite di dimensioni maggiori, come Mimas (che misura 400km). Sembra così prendere corpo una delle due ipotesi contrastanti che si formulano riguardo agli anelli di Saturno: che si siano originati dalla distruzione di una sua luna.
Al Planetario
Tra gli anelli di Saturno
il 26/8 alle 21.00
Si informa che la O.S. USI ha indetto una assemblea per il giorno 15 luglio p.v. nelle ultime due ore di servizio del turno pomeridiano presso Piazza del Campidoglio. Pertanto il personale potrebbe assentarsi dalle 16.00 a fine turno.
In luglio le giornate si stanno già accorciando: il Sole si sposta dalla costellazione dei Gemelli al Cancro il giorno 21, dove concluderà il mese transitando nei pressi dell’ammasso del Presepe.
La Luna sarà piena il 26 luglio fra le stelle del Capricorno.
Continua il lungo periodo di visibilità di Venere nel cielo serale; il 14 e 15 sarà accompagnata da una bella falce di Luna, che le scivola accanto nella costellazione del Sestante.
Marte, ormai debolissimo, raggiunge Saturno nella Vergine a fine mese, ma la loro visibilità si riduce a poche ore dopo il tramonto. Più in basso ad ovest spunta brevemente anche il piccolo Mercurio, nel Leone che si avvia verso l’orizzonte. Accompagnano i pianeti le stelle Arturo e Spica nel quadrante occidentale del cielo. A nord, intorno alla Stella Polare l’Orsa Maggiore vira verso occidente mentre Cassiopea risale sempre prima da oriente. A sud è evidente Ofiuco con il suo Serpente; lo Scorpione e il Sagittario sfilano sull’orizzonte meridionale seguiti dal Capricorno.
È invece altissimo il Triangolo Estivo, con Vega, Deneb e Altair e le costellazioni della Lira, il Cigno e l’Aquila.
Dopo mezzanotte appare il luminosissimo pianeta Giove, nei Pesci. Da est si solleva il quadrato di Pegaso e la schiera di stelle di Andromeda fino a Perseo. In questo mese avviene un raro fenomeno che ha come protagonista un asteroide, il n. 472 Roma: fu scoperto ad Heidelberg nel 1901 e dedicato alla nostra città dall’astronomo triestino Luigi Carnera. L’8 luglio Roma occulterà una stella nella costellazione di Ofiuco, la stella Delta Ophiuci, di magnitudine 2,7 (ben visibile a occhio nudo). Purtroppo l’evento sarà visibile solo dal nord Europa, ma in conseguenza del passaggio dell’asteroide davanti alla stella, si prevede che il suo splendore diminuirà di ben 10000 volte per quasi 8 secondi, dopodiché la stella tornerà a brillare indisturbata. Occultazioni come queste sono rare perché richiedono un allineamento perfetto fra la Terra, un asteroide e una stella lontana, e sono utili per determinare le dimensioni dei pianetini. Il diametro di Roma è stimato in 50 km: un po’ più grande della città.
Al planetario il 14/7 ore 21
Le stagioni del cielo
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Non tutte le stelle che brillano nella Via Lattea sono nate nella nostra galassia. Alcuni dei suoi 100 miliardi di astri sono “immigrati” nella galassia tra 10 e 5 miliardi di anni fa. È il risultato di una serie di simulazioni compiute da astronomi inglesi che hanno analizzato il movimento di numerose famiglie di stelle nell’alone galattico, ovvero l’intero volume sferico che circonda il disco a spirale della Via Lattea. Ricostruendo il movimento di queste stelle a partire da 13 miliardi di anni fa (poco dopo la nascita dell’Universo), e tenendo conto dell’attrazione gravitazionale e della presenza di materia oscura nell’alone, si è osservato come varie popolazioni di stelle si dispongano a strati sovrapposti, sopra e sotto il disco della galassia. Analogamente agli strati di sedimenti nelle rocce terrestri, queste stratificazioni delle orbite stellari raccontano episodi risalenti a ere primordiali nella storia della Via Lattea, e lasciano supporre collisioni fra la nostra e altre piccole galassie avvenute ancora prima della formazione del Sole. Le simulazioni mostrano interi sciami di stelle che vengono strappati da antichi ammassi stellari dalla gravità della materia oscura, e confermano il ruolo fondamentale che gli addensamenti invisibili di materia oscura ebbero nella formazione delle galassie. Lo scenario che emerge coinvolge così molte piccole galassie che entrarono in collisione fra loro e vennero assorbite nella Via Lattea, dove le loro stelle sono confluite e ora si muovono mescolate alle altre. Una delle più famose fra le stelle immigrate potrebbe essere la stella Arturo, la più luminosa del cielo boreale, perfettamente visibile in questo periodo verso sud-ovest: già gli astronomi greci ed egiziani si accorsero del suo insolito moto proprio, che tracciato all’indietro nel passato fa pensare che questa splendida stella arancione provenga in origine da un’antica galassia frantumata.
Al planetario il 6/7 ore 22:30
Lungo la Via Lattea
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Mentre i più grandi telescopi del mondo puntavano la Luna, in attesa di conoscere gli esiti dell’impatto della sonda LCROSS (di cui abbiamo già parlato lo scorso ottobre), nella notte del 9 ottobre 2009 una piccola rete di telescopi sparsi fra l’Australia, le Hawaii e gli Stati Uniti occidentali sorvegliavano attentamente un’anonima stella di tredicesima grandezza. Era infatti previsto che quella notte un lontano pianetino della fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Nettuno, le sarebbe passato davanti, provocando una brevissima eclisse e gettando la sua lunghissima ombra fin sulla superficie terrestre. L’incertezza sull’orbita seguita dal pianetino, catalogato con il numero 55636 ma ancora privo di un nome ufficiale, impediva di prevedere in maniera affidabile dove l’ombra si sarebbe proiettata: poteva cadere su qualsiasi punto dell’emisfero terrestre rivolto verso la stella al momento dell’occultazione. Per questo il professor James Elliot del MIT di Boston ha organizzato un vero e prorpio network di telescopi coinvolgendo anche numerosi astrofili e studenti, e il suo sforzo ha avuto successo: due telescopi alle isole Hawaii sono riusciti a misurare il passaggio del misterioso pianetino, durato appena 10 secondi.
L’osservazione accurata dei tempi di inizio e fine del fenomeno consente di determinare le dimensioni dell’asteroide, e nel caso del pianetino 55636 si è scoperto che il diametro è di circa 286 km, un valore ragguardevole ma molto inferiore alle stime precedenti. Si pensa infatti che questi corpi lontani del sistema solare riflettano una piccola frazione della luce solare che ricevono, appena il 20%, perché hanno una superficie molto scura, opacizzata dalla lunga esposizione alla radiazione solare. Le dimensioni misurate durante l’occultazione costringono invece a ritenere che la superficie di 55636 sia molto chiara, per spiegare la luminosità con cui appare in cielo: è possibile che il pianetino 55636 sia soltanto un frammento di una famiglia di pianetini ghiacciati (fra i quali Haumea, uno dei più grandi asteroidi transnettuniani), generata da un’antica collisione che mandò in pezzi un asteroide più grande, esponendo al Sole le sue parti interne, più riflettenti. Un gioco di luci e ombre capace di attraversare tutto il sistema solare svela così solo in parte i numerosi segreti di questi pianetini lontani.
Al planetario il 17/7 ore 21
I segreti del pianeta X
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Con la Globe Card (€ 7,00 valida stagione 2010 e 2011, in vendita esclusivamente presso il botteghino del Globe Theatre di Villa Borghese) riduzione da € 3,00 a € 4,00 sul costo del biglietto ordinario. Con la Globecard si può accedere, con ingresso ridotto, ai Musei del Sistema MuseiinComune e usufruire di uno sconto del 10% al Globar.
Si informa che la O.S. USI ha indetto una assemblea per il giorno 23 giugno p.v. dalle ore 17.00 presso la Sala Conferenze di Via Galilei n. 53.
Pertanto il personale potrebbe assentarsi dalle 16.00 a fine turno.
Si informa che le OO.SS. CGIL e USI hanno indetto una giornata di sciopero generale per il 25 giugno p.v. Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto.
La O.S. CIL ha indetto una assemblea per il personale dalle 13.30 alle 15.30 per il giorno 11 giugno p.v. presso la sede Zètema di Piazza Venezia n. 11.
Pertanto il nostro personale potrebbe assentarsi dalle 12.30/13.00 alle 16.00/16.30.
Questo è il mese in cui il Sole segna il suo trionfo nel cielo: dopo avere attraversato il Toro, il giorno 21 raggiunge la sua massima altezza. È il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno; nell’emisfero nord ha inizio la stagione estiva. A Roma la durata del giorno è di 15 ore e 14 minuti e alle 13:11 il Sole culmina ad un’altezza di ben 71 gradi e mezzo: in nessun altro momento dell’anno lo vedremo splendere più in alto nel cielo. Il giorno dopo il Sole entra nei Gemelli e comincia a discendere l’eclittica: da questo momento le giornate ricominciano ad accorciarsi.
La Luna sarà piena il 26 giugno fra le stelle del Sagittario, durante il giorno subirà anche un’eclisse parziale che però non sarà osservabile dall’Italia.
In prima serata brilla Venere conquistando il fulgido ruolo di “prima stella della sera”; il 15 e il 16 sarà accompagnata da una bella falce lunare. Sfuma a occidente Marte, mentre scavalca Regolo, il cuore del Leone. Si indebolisce un poco anche Saturno, scivolando lento davanti alla Vergine. Perfino il Grande Carro inizia le sue serate già nel quadrante occidentale del cielo, e si abbassa presto durante la notte.
A meridione è il turno di Ofiuco e del suo Serpente, dello Scorpione e del Sagittario che sfilano bassi trascinando con sé la stella Antares, una delle più rosse del cielo, e il centro della galassia, che a Roma non si vede più. Proprio in questo mese l’arco tenue della Via Lattea si innalza da oriente attraversando il Triangolo Estivo (Vega, Deneb, Altair) e prosegue verso nord, dove Cefeo e Cassiopea si rialzano lentamente.
Dallo zenit si defila il Bootes con la stella Arturo, per cedere il posto alla Corona Boreale e a Ercole. Il Drago si attorciglia intorno al polo nord con la testa rivolta verso la splendida Vega. Nella seconda parte della notte spunta sempre prima il luminoso pianeta Giove, sotto il quadrato di Pegaso. Vale la pena tentare di inquadrarlo anche in un piccolo telescopio, perché al suo ritorno nel cielo notturno ha riservato una sorpresa: è scomparsa una delle sue famosissime bande di nubi, la Banda Equatoriale Sud. Chiunque abbia ammirato Giove al telescopio ricorderà di avere distinto senza difficoltà due bande scure che attraversano il disco del pianeta parallelamente al suo equatore. Ora una di esse è svanita improvvisamente: un vezzo tipico della sola banda a sud, che già nel 1989 si era dissolta per riapparire dopo alcuni mesi. Il motivo di questo fenomeno è ignoto, ma la temporanea assenza della banda rende ancora più evidente la celebre Macchia Rossa, che resta isolata su uno sfondo di nubi più chiare.
Al Planetario il 27/6 ore 17.30
Le stagioni del cielo
Un velo di gas si estende attorno alle galassie, come un sottilissimo cirro impercettibile: questa impalpabile foschia contiene l’ultima porzione mancante al censimento della materia dell’Universo. Stiamo parlando del WHIM, il “mezzo intergalattico tiepido-caldo”: questa la traduzione letterale del suo acronimo, un nome buffo che nessuno si sognerà di ricordare, e che non rende l’idea di ciò che realmente è. Una “nebbia” talmente rarefatta da occupare un metro cubo di spazio con appena 6 atomi di idrogeno, praticamente il vuoto rispetto alla densità di un milione di atomi del gas interstellare, all’interno delle galassie. E dire che quest’ultimo non è che un decimo di miliardesimo di miliardesimo della densità dell’aria che respiriamo. La sensazione di vuoto cosmico che si accompagna a questi numeri viene ora riempita dalla scoperta che è proprio questo gas ultra rarefatto a rappresentare circa la metà della materia “ordinaria” dell’Universo (ovvero quella fatta di protoni, neutroni, elettroni, le stesse particelle di cui siamo fatti noi e le stelle). Finora era sfuggito alle osservazioni proprio in virtù della sua scarsissima densità, ma gli astronomi ne hanno trovato le tracce analizzando l’emissione di raggi X provenienti da lontanissime sorgenti, che attraversando il “Muro della Fornace” (una immensa schiera di migliaia di galassie disposte in cielo verso la costellazione della Fornace) resta assorbita e filtrata, rivelando la presenza di un sottile inviluppo di gas che circonda le galassie, il WHIM appunto. Pur essendo tanto diluito nello spazio, questo gas è molto caldo, nel senso che gli atomi che lo compongono si muovono ad alte velocità, equivalenti a temperature di un milione di gradi Kelvin. Possiamo provare a immaginarci la distribuzione della materia nell’universo come un labirinto filamentoso di galassie avvolte dal WHIM, intorno al quale restano ampi spazi vuoti e continua a sfuggire, misteriosa, la materia oscura, che supera l’abbondanza di materia visibile di ben 27 volte.
Al Planetario il 13/6 ore 17.30
Profondo cielo
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Il 13 giugno prossimo intorno alle 23 locali un’incredibile palla di fuoco si accenderà nel cielo, sfrecciando sulle teste degli australiani nel deserto di Woomera con un bagliore 6-7 volte superiore al pianeta Venere. Non stiamo annunciando in anteprima il prossimo avvistamento alieno, bensì più semplicemente il tanto atteso ritorno a casa di Hayabusa (il falcone, in giapponese), una piccola sonda che dal 2005 è protagonista di una missione quasi impossibile. Fu allora che la sonda atterrò sul piccolo asteroide 25143 Itokawa, con l’obiettivo di estrarre dei campioni del suo suolo e riportarli a Terra. Ma da quel momento tutto quello che poteva andare storto lo fece, in perfetto ossequio alla legge di Murphy: il meccanismo che doveva sparare al suolo due piccoli proiettili per spingere polvere e granelli di roccia in un apposito contenitore si inceppò, e nessuno sa se almeno un po’ di pulviscolo è rimasto intrappolato. Rialzatasi in volo dopo mezz’ora di tentativi sull’asteroide, la sonda fu quasi perduta quando subì una grave perdita di carburante, le sue batterie ebbero un malfunzionamento, tre dei suoi cinque motori ionici smisero di funzionare, e si persero i contatti radio per ben due mesi. Nonostante ciò, Hayabusa ha proseguito indefessamente il suo volo, e ora i tecnici giapponesi la stanno lentamente riportando a casa, assistendola virtualmente ad ogni passo. Ci sono voluti tre anni in più del previsto, ma finalmente il falcone ha imboccato la traiettoria verso Terra, dopo due lente accelerazioni con i due restanti motori a ioni. Manca solo un’ultima correzione di rotta e poi, incrociando le dita, Hayabusa mollerà la presa e sgancerà il suo prezioso contenitore, che scenderà sull’Australia in paracadute: soltanto allora gli scienziati potranno aprirlo e sapranno se il falco ha davvero compiuto la sua missione. Toccheranno per la prima volta i frammenti di un asteroide oppure, come una gazza ladra, Hayabusa avrà recapitato solo una latta luccicante?
Al Planetario il 5/6 ore 11
Incontri ravvicinati con gli asteroidi
Al Planetario il 26/6 ore 11
Asteroidi Killer
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È maggio e il Sole inizia il mese muovendosi attraverso la costellazione dell’Ariete fino al giorno 14 quando entra nel Toro. La Luna sarà piena il 28 maggio fra le stelle dello Scorpione, accompagnata dalla brillante luce rossa di Antares.
Nel cielo di prima sera spicca Venere col suo fulgido bagliore; la sua visibilità si estende ormai fino a due ore e mezzo dopo il tramonto. Assieme a Venere (ma molto più deboli) verso ovest si notano le stelle Capella (nell’Auriga), Castore e Polluce con i Gemelli posti quasi “in piedi” sull’orizzonte e Procione, nel Cane Minore. Volgono a occidente anche il Leone e Marte, sempre più debole.
Saturno resta splendido verso sud, dove dopo mezzanotte sfilano la Bilancia e lo Scorpione, e più in alto il Bootes con la brillante Arturo, la Corona Boreale con la sua stella Gemma ed Ercole. Il Grande Carro vola alto allo zenit, mentre da oriente sopraggiungono sempre prima le stelle estive: dopo Vega e Deneb sorge anche Altair nell’Aquila, completando così il “triangolo estivo”. La notte finisce con la riapparizione di Giove ai confini fra l’Acquario e i Pesci, prima dell’alba.
Al planetario l'8/5 ore 12.30
Di stella in stella
Un giorno potrebbero diventare il futuro delle tecnologie per il volo spaziale. Già adesso però le vele solari, immaginate dagli autori di fantascienza e prospettate da molti esperti come migliore risorsa per accelerare le navi interstellari, potrebbero rappresentare la migliore soluzione per ripulire lo spazio intorno alla Terra dai detriti spaziali. Impiegate come veri e propri “spazzini” orbitanti, centinaia di minuscole vele potrebbero infatti essere appese ai numerosissimi pezzi di satelliti in disuso, razzi abbandonati, resti di navicelle, fino ai minuscoli frammenti prodotti dagli urti fra satelliti, che ancora volano intorno al nostro pianeta formando un polveroso alone di ferraglia – la spazzatura spaziale. Può sembrare un problema secondario, ma non lo è affatto: tanto che esiste un apposito centro di monitoraggio delle traiettorie di questi residui, lo Space Surveillance Network, che ha stimato in oltre 20000 i frammenti orbitanti – per un peso di ben 6000 tonnellate - che potrebbero essere pericolosi per le missioni umane intorno alla Terra. Fino ad oggi la tecnologia delle vele spaziali non è stata sfruttata né adeguatamente testata: ci proverà il prossimo anno un micro-satellite inglese, CubeSail, grande come una scatola da scarpe e pesante appena 3 kg. Ad un’altezza di circa 800km dispiegherà la sua vela di 5 metri quadrati e sfruttando la pressione della radiazione solare comincerà a frenare. Nel giro di un anno avrà rallentato al punto da precipitare nell’atmosfera incendiandosi come una brillante stella cadente. Forse in futuro finiremo per esprimere, senza saperlo, i nostri desideri non solo alle stelle ma anche a viti e bulloni di rientro nell’atmosfera
Al planetario il 9/5 ore 16.00
Il cielo degli innamorati
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Dopo l’impertinente nube di cenere islandese, un’altra nube si prepara ad avvolgere la Terra. Questa volta proviene dal Sole, che poco alla volta sta riuscendo a riscuotersi dalla sua “crisi” che perdura da ormai due anni dopo la fine del precedente ciclo di attività undecennale. La ricomparsa di timidi gruppi di macchie solari nei mesi scorsi sembra il preludio incoraggiante all’inizio di un nuovo ciclo, con tutte le fenomenologie connesse: eruzioni, protuberanze, vento solare più intenso. In questi giorni si è aperto un buco nella corona solare – l’atmosfera filamentosa del sole – attraverso il quale è fuoriuscito un flusso di materia che sta viaggiando verso la Terra. Ci si aspetta che la nube di particelle investirà il nostro pianeta intorno al 3 maggio, causando spettacolari aurore boreali. Tutto questo è avvenuto davanti alle telecamere di un nuovissimo osservatorio solare, il Solar Dynamics Observatory (SDO) lanciato l’11 febbraio scorso, che proprio ora ha iniziato ad osservare la nostra stella. Le prime immagini e i video pubblicati mostrano una magnifica protuberanza gonfiarsi vicino al limbo del Sole. A giudicare dalla loro qualità, varrà davvero la pena seguire le osservazioni di SDO nei prossimi 5 anni, durante i quali il telescopio monitorerà i cambiamenti del Sole con una risoluzione e una frequenza mai raggiunti prima: il disco solare verrà ripreso ogni 10 secondi, mostrandoci la vitalità del Sole su scale di tempo brevissime, tanto che ogni giorno SDO trasmetterà a terra 1,5 Terabyte di dati. L’obiettivo della missione è analizzare in dettaglio la dinamica del Sole e il modo in cui i suoi cambiamenti influiscono sulla Terra. Che il Sole influenzi il nostro pianeta ed in particolare il clima è cosa nota, ma mai prima d’ora è stato possibile raccogliere informazioni così precise sull’interazione Terra-Sole. SDO rappresenterà quindi un passo in avanti molto significativo nella comprensione delle influenze esterne sull’ambiente terrestre, e offrirà elementi decisivi anche per lo studio dei cambiamenti climatici.
Al planetario il 29/5 ore 16.00
Le strane inclinazioni della Terra
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Il video della protuberanza:
http://svs.gsfc.nasa.gov
In aprile il Sole risale sempre più a nord dell’equatore celeste, attraversando la costellazione dei Pesci e dal giorno 19 quella dell’Ariete.
La Luna sarà piena il 28 aprile fra le stelle della Vergine, ma nei giorni precedenti sconfinerà dallo Zodiaco e attraverserà rapidamente anche le costellazioni del Sestante e del Corvo.
Venere è ormai perfettamente visibile ad occidente appena dopo il tramonto. La sua luce intensissima servirà da guida per tentare di scorgere anche il piccolo Mercurio, molto più debole, che già da fine marzo e almeno fino alla metà di aprile si mostrerà in una condizione di visibilità particolarmente favorevole alla sera, per circa un’ora dopo il tramonto. Il 16 aprile una sottilissima falce di Luna passerà accanto a Mercurio durante una suggestiva congiunzione, con Venere poco distante.
Al calare del buio appare già rivolto ad ovest il gigante Orione: la sua celebre cintura di stelle appare quasi orizzontale, puntando a Sirio (l’occhio del Cane Maggiore) verso sinistra e ad Aldebaran (l’occhio del Toro) verso destra, poste in questo momento alla stessa altezza sull’orizzonte.
Più in alto un Marte decadente brilla ancora accanto ai Gemelli Castore e Polluce, ma il protagonista del cielo di primavera è il pianeta Saturno, al massimo del suo splendore a sud nella Vergine.
Lo zenit è preda dell’Orsa Maggiore, che transita altissima assieme al Leone, il vero simbolo celeste della primavera. A est spicca la stella Arturo con la sua luce arancione, nel Bootes dalla forma di aquilone. Lo segue la Corona Boreale e nella seconda parte della notte anche Vega e la Lira, l’Ofiuco, il Serpente mentre più a sud riappare lo Scorpione. Nelle notti senza Luna si può individuare una debole cascata di stelline incastonata fra la coda dell’Orsa Maggiore, il Leone e il Bootes: è la Chioma di Berenice, che assieme alla sottostante Vergine costituisce il frammento di cielo ideale per ammirare al telescopio migliaia di galassie lontanissime
Al planetario il 5/4 ore 12.30
Sipario sulle stelle
Non sarà né la fantomatica stella Nemesis né l’inesistente pianeta Nibiru a gettare scompiglio nel sistema solare in un futuro più o meno prossimo. Tuttavia un astro destinato a sfiorare il nostro tranquillo sistema planetario c’è, e si sta avvicinando lentamente: Gliese 710. Questo è il nome della stella da tenere d’occhio, anche se al momento appare solo come un minuscolo puntino nella costellazione del Serpente, visibile soltanto al telescopio. Gliese 710 è una stella nana con una massa circa la metà del Sole, e si trova a ben 63 anni luce di distanza. Ma il suo moto intorno al centro della Via Lattea la farà avvicinare piano piano al Sole, finché fra un milione e mezzo di anni si troverà ad appena 1,3 anni luce dalla nostra stella. Proiettando nel futuro la traiettoria di Gliese 710 basata sui dati del satellite Hipparcos, si scopre che ha una probabilità dell’86% di passare attraverso la nube di Oort, il gigantesco serbatoio di comete che si estende ai confini del sistema solare, e addirittura una probabilità su 10000 di avvicinarsi fino a sole 1000 unità astronomiche dal Sole: appena 50 volte la distanza di Plutone. Un simile incontro non riuscirebbe a scardinare i pianeti dalle loro orbite, ma metterebbe scompiglio fra le comete della nube di Oort, scagliandone grandi quantità su orbite pericolose verso il Sole e i pianeti interni. Sarà l’inizio di un bombardamento di comete anche contro la Terra? Secondo le simulazioni, il rischio che il nostro pianeta sia colpito crescerebbe soltanto del 10%. Ma che incontri ravvicinati con stelle vicine siano già avvenuti lo testimonia la strana orbita di Sedna, che da una distanza minima di 76 unità astronomiche si spinge fino a 976 unità astronomiche dal Sole in un periodo di ben 12000 anni: solo una stella di passaggio può avere scagliato Sedna così lontano dal Sole. La buona notizia è che a parte Gliese 710, nessuna delle 35000 stelle più vicine al Sole si avvicinerà altrettanto per i prossimi due milioni di anni; soltanto Proxima e Alfa Centauri (che sono già le stelle a noi più vicine) si porteranno dagli attuali 4,2 a circa 3 anni luce di distanza, ma fra 27 e 28 milioni di anni.
Al planetario il 18/4 ore 17.30
Psicosi cosmiche
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Siamo abituati ad ammirare stupefatti nelle foto da satellite l’immenso avvolgimento a spirale degli uragani terrestri; ma non avevamo mai guardato così chiaramente dentro l’occhio del più grande ciclone del sistema solare, la Macchia Rossa di Giove. Lo hanno fatto diversi grandi telescopi terrestri fra cui il VLT europeo in Cile: le osservazioni infrarosse svelano per la prima volta la complessa dinamica circolatoria della macchia. Gli astronomi hanno prodotto una vera e propria carta meteorologica della più grande tempesta conosciuta, corrispondente a una regione più fredda dell’atmosfera gioviana (-160°C). Lievi differenze di temperatura nella parte centrale (soltanto 3-4 gradi in più) sono sufficienti a invertire il movimento rotatorio del ciclone, da antiorario all’esterno a orario nel centro. Alle zone più calde sono associate le tonalità più intense del celebre colore rosso della macchia. Si notano anche contorni più scuri attorno all’ovale, dove il gas atmosferico sprofonda verso l’interno di Giove e si rimescola con gli strati sottostanti. Non è ancora chiaro quali processi chimici conferiscano alla Macchia Rossa il suo intricato aspetto e il suo tipico colore, tuttavia queste osservazioni consentono di legare il suo comportamento e la sua evoluzione alle variazioni climatiche al centro del ciclone. Resta salda l’impressione di ammirare un uragano mostruoso, capace di inghiottire tre volte un pianeta come la Terra, che sopravvive roteando fra le nubi di Giove da almeno 400 anni.
Al planetario il 10/4 ore 11.00
Alla periferia della galassia, il sistema solare
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Il cielo di marzo
Finalmente l’inverno è agli sgoccioli e il Sole si ripresenta in cielo ogni giorno più alto. Il 13 marzo entra nella costellazione dei Pesci e il 21 raggiunge l’equatore celeste: è l’equinozio di primavera, che dà inizio alla stagione mite. In questo giorno ovunque sulla Terra il giorno e la notte durano esattamente 12 ore. Ma da questo momento nell’emisfero settentrionale le giornate dureranno più delle notti, fino all’equinozio d’autunno.
Da segnalare una curiosità sconosciuta a tutti: per circa 12 ore, fra il 27 e il 28 marzo, una piccola porzione del disco solare (nemmeno ¼ della sua estensione) attraversa un lembo della costellazione di Cetus, la Balena. Tecnicamente dunque anche questa mostruosa costellazione dovrebbe essere considerata parte dello Zodiaco – la quattordicesima costellazione zodiacale, per la precisione.
Durante il mese Venere si libera sempre più dai chiarori del crepuscolo e riappare finalmente come Vespero, la “stella della sera”.
Il cielo notturno è ora conteso fra Marte (nel Cancro) e Saturno (nella Vergine). Il pianeta rosso è perfettamente visibile poco a sud-est di Castore e Polluce, i Gemelli. Il giorno 22 Saturno raggiunge l’opposizione al Sole e la minima distanza dalla Terra, circa 1,5 miliardi di km: questo è il momento migliore dell’anno per ammirarlo. Lo si può rintracciare ad occhio nudo come un astro di colore giallo a nord-ovest della stella Spica.
Orione e il suo corteo invernale scompaiono sempre prima dalla scena celeste, ma a sud è alta la Vergine con il Corvo, e l’Orsa Maggiore inseguita dal Bootes domina la scena allo zenit.
Nella seconda parte della notte potremo scorgere altre tipiche costellazioni primaverili: la Corona Boreale ed Ercole, mentre a sottolineare il flusso delle costellazioni di questa stagione durante l’intera notte è l’Idra, la più vasta e lunga costellazione del cielo, che si snoda all’estremo sud, vicino all’orizzonte, con la testa appena sotto il Cancro e la coda che termina accanto alla Bilancia.
Ci conducono all’alba, verso est, le stelle Vega e Deneb e a sud Antares nello Scorpione.
Al planetario il 7/3 ore 16.00
Le stagioni del cielo
In orbita dal 2001, il satellite americano WMAP sta misurando la radiazione di fondo di microonde che permeano l’intero universo – la lontana “eco” del Big Bang. Studiando questo debolissimo segnale è possibile ricavare informazioni cruciali che descrivono lo stato e la storia del nostro Universo. Recentemente la Nasa ha pubblicato nuovi dati raccolti dal satellite negli ultimi due anni, che vanno a raffinare ulteriormente la cosmologia di precisione compiuta da WMAP nel corso della sua missione. Ecco i risultati più eclatanti: la vera età dell’Universo è di 13,75 miliardi di anni, con un’incertezza di appena lo 0,8%, ridotta ormai ad appena 110 milioni di anni in più o in meno. Per apprezzare questo risultato, basti pensare che meno di quindici anni fa si diceva che l’Universo ha fra i 10 e i 20 miliardi di anni. Inoltre, la geometria dello spaziotempo risulta piatta – ovvero descritta dalla geometria euclidea – con un altissimo grado di precisione. WMAP ha anche riconosciuto per la prima volta le tracce dell’Elio primordiale, generato dal Big Bang prima della nascita delle prime stelle, che si sarebbero accese circa 460 (più o meno 80) milioni di anni dopo. Infine dalle misure emerge la “ricetta” aggiornata per la composizione del nostro Universo: la materia ordinaria (stelle, galassie, particelle) ne costituisce il 4,56%, la materia oscura il 22,7% e la misteriosa energia oscura ben il 72,8%. È proprio grazie a questi numeri, e specialmente alla progressiva riduzione degli errori ad essi associati, che prende poco a poco forma la nostra concezione dell’Universo in cui siamo capitati.
Al planetario il 27/3 ore 12.30
Anni luce da noi
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La Stazione Spaziale ha finalmente la sua camera con vista: l’ultima missione dello shuttle Endeavour (la quint’ultima degli Shuttle) ha permesso agli astronauti di installare una cupola dalla quale affacciarsi sulla Terra, e godere da lassù di una vista mozzafiato. “È un panorama che gli uomini hanno sognato per secoli” ha commentato il comandante della missione George Zamka, aggiungendo: “non lo dimenticherò per il resto della mia vita”.
Rispetto alla vista che si ha affacciandosi ai normali oblò della stazione, limitata a piccole porzioni del globo terrestre, e perfino alla visione attraverso gli elmetti spaziali, ora gli astronauti possono ammirare l’intero pianeta e apprezzarne a colpo d’occhio la sfericità. La nuova cupola completa l’assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale, dopo ben 11 anni di voli. Sarà utile agli astronauti anche per semplificare il controllo delle operazioni all’esterno della stazione e del suo braccio meccanico. La cupola, dotata di 7 ampie finestre che offrono una vista a 360° verso il nostro pianeta, è un gioiello tecnologico prodotto in Italia. La sua installazione promette sorprese anche per noi che restiamo sulla Terra: pur non potendo affacciarci di persona su questo belvedere spaziale, la nuova prospettiva che la cupola apre rende possibili nuove soluzioni per fotografare la Terra dallo spazio. Immagini ad alta definizione dell’intero globo terrestre che ci stupiranno nei mesi a venire, una volta ancora, della straordinaria bellezza del nostro pianeta.
Al planetario il 28/3 ore 17:30
Il giro del mondo in 30 minuti
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si informa che la O.S. USI AIT ha indetto una assemblea riservata al personale dalle ore 13.30 alle 15.30.
Pertanto il nostro personale potrebbe assentarsi dalle 12.30/13.00 alle 16.00/16.30.
L'appuntamento del 12 marzo per la presentazione del libro “Piccolo Atlante Celeste”, di Gandolfi e Sandrelli, è stato rimandato al 18 marzo sempre alle ore 21.00.
si informa che la O.S. Cgil ha indetto una assemblea sindacale riservata al solo personale iscritto per il giorno 18 febbraio p.v. dalle 13.00 alle 15.00. Pertanto il nostro personale potrebbe assentarsi dalle 12.00/12.30 alle 15.30/16.00.
È in questo mese che si comincia finalmente ad apprezzare l’allungamento delle giornate: il Sole transita dal Capricorno all’Acquario il 16 febbraio e si avvia così a risalire con decisione l’eclittica durante l’ultimo mese d’inverno.
Lo anticipa ancora più rapida Venere, che dopo la congiunzione superiore del mese scorso (ovvero dal lato della sua orbita opposto alla Terra) si smarca poco a poco dai raggi solari e comincia a riapparire come “stella della sera”. Il giorno 17 Venere è in congiunzione con Giove: i due pianeti formeranno una spettacolare coppia nel cielo serale, separati da meno di 1° e visibili per appena 45 minuti dopo il tramonto del Sole. Dei due Venere sarà l’astro più brillante.
Nel pieno della notte, è ancora Marte il corpo celeste dominante, che da una distanza di 100 milioni di km con la sua luce rossa appare alto tra le stelle del Cancro, senza tuttavia superare in splendore la stella Sirio. Poco a sud-ovest di Marte si può distinguere, da un cielo buio lontano dalla città, un debole chiarore diffuso: è il Presepe, un celebre ammasso di giovani stelle nella costellazione del Cancro. Anche un semplice binocolo aiuterà ad ammirarle in dettaglio. Intanto Saturno, nella Vergine, guadagna ore di visibilità mostrandosi per tutta la seconda parte della notte.
Fra le costellazioni, Orione e i suoi cani cominciano a pendere verso ovest già a mezzanotte, ed è sostituito a sud dai Gemelli e poi dal Leone. Scompaiono dalla scena ad occidente Andromeda e Perseo, mentre da oriente risale il Bootes con la splendida Arturo e già si affacciano, alla fine della notte, la stella Vega e lo Scorpione.
Per chi dispone di un telescopio, varrà la pena puntarlo verso la stella Algieba (Gamma Leonis), poco a nord di Regolo, il cuore del Leone. Proprio accanto alla stella transiterà, il 17 febbraio, l’asteroide Vesta in opposizione al Sole: un’occasione assai favorevole per individuarlo, come un piccolo puntino in movimento di sesta grandezza (Vesta è il più brillante fra gli asteroidi). Sarà facile notare il suo spostamento tra le stelle nel giro di appena qualche ora (al planetario: “C’era una volta… celeste” 6/2 ore 16).
Consulta la mappa
L’opposizione di Vesta:
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All’alba del 28 gennaio Barbara Harris e Shawn Dvorak, due astrofili della Florida assai mattinieri hanno scoperto che la stella U Scorpii aveva improvvisamente aumentato il suo splendore di quasi 10000 volte: da quasi un anno la tenevano d’occhio ogni notte, assieme ad astronomi sparsi in tutto il mondo. Bradley Schaefer, dell’Università della Louisiana, aveva infatti affermato che la stella avrebbe avuto un esplosione entro un anno dal 2009. Non era la prima volta che U Scorpii esibiva un aumento di luminosità tanto spettacolare: un episodio analogo era avvenuto nel 1999 ed altre volte in passato. Del resto non si tratta di un’esplosione capace di distruggere la stella, ma solo di un innesco esplosivo di reazioni termonucleari su gas idrogeno che si è accumulato nel tempo sulla sua superficie. Questo accade quando grandi quantità di idrogeno cadono su una nana bianca dall’atmosfera di un’altra stella ad essa legata in un sistema binario. L’esplosione spazza via il gas proveniente dalla stella compagna, ma l’accumulo in seguito riprende e le esplosioni possono ripetersi a intervalli regolari. U Scorpii è infatti una delle sole dieci stelle novae ricorrenti conosciute, che esplodono periodicamente, e fra queste produce le esplosioni più rapide: per carpirne i dettagli occorre quindi agire con grande tempismo. Nel giro di appena sei ore dalla scoperta, già i telescopi orbitanti Rossi-XTE e Integral la stavano osservando nei raggi X e gamma. Non sarebbe stato possibile verificare così efficacemente la previsione di Schaefer se non fosse stato per il cane della Harris, che l’ha svegliata alle 5 del mattino abbaiando per essere portato in giardino, e per la scelta di Dvorak di non andare in palestra come è solito fare ogni mattina presto, ma di dare prima un’occhiata al suo telescopio (al planetario: “Fuochi d’artificio spaziali” 21/2 ore 16).
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P2010/A2 LINEAR doveva essere il deprimente nome dell’ennesima, insignificante cometa – la 77ma! - scoperta dall’osservatorio automatico Linear ai primi di gennaio. Ma nel corso dei giorni il nuovo corpo celeste ha mostrato un comportamento inatteso, richiamando l’attenzione degli astronomi: la coda si allungava, sviluppandosi per 177 mila km, senza tuttavia contenere alcuna condensazione centrale (il nucleo apparente della cometa). Inoltre, la sua orbita assomiglia molto più a quella di un normale asteroide collocato nella fascia principale, fra Marte e Giove, che non a quelle assai ellittiche delle comete. Una settimana dopo, dai telescopi delle isole Canarie è stato avvistato un piccolo oggetto, un minuscolo asteroide posto proprio accanto alla cometa, che si muove assieme ad essa. Per la sorpresa di tutti gli astronomi, è difficile non concludere che molto probabilmente, invece che di una cometa si tratta di un’osservazione molto più interessante: abbiamo assistito agli sviluppi di una vera e propria collisione fra due asteroidi della fascia principale. Un evento che rappresenta il principale meccanismo di evoluzione degli asteroidi, e che doveva verificarsi con grande frequenza specialmente nelle fasi antiche della storia del sistema solare, tuttavia non era mai stato avvistato in diretta (al planetario "Asteroidi killer" 14/2 ore 11, “Incontri ravvicinati con gli asteroidi” 20/2 ore 11).
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Appena trascorso il solstizio il 21 dicembre scorso, già dall’inizio dell’inverno le giornate cominciano lentamente ad allungarsi: il Sole attraversa il Sagittario ed entra nel Capricorno il 20 gennaio. Sia Venere al mattino che Giove la sera stanno riducendo sempre più la loro visibilità, tanto che Venere è in congiunzione col Sole l’11 gennaio e dunque cessa di essere “stella del mattino”, mentre Giove tramonta soltanto due ore dopo il Sole.
Il vero protagonista della notte è ora Marte, che raggiunge l’opposizione al Sole il giorno 29 fra le stelle del Cancro: apparirà per tutta la notte come un astro luminosissimo di colore rosso.
Saturno, nella Vergine, lo segue più in basso verso est.
In cielo domina Orione con i suoi cani, a sud; allo zenit l’Auriga e poi i Gemelli, con le brillanti Castore e Polluce. Verso nord est il Grande Carro si sta già risollevando; lo accompagna il Leone da oriente. A ovest calano l’Ariete, Andromeda e Cassiopea.
Nella notte del 4 gennaio appariranno in cielo le prime stelle cadenti del nuovo anno, le Quadrantidi, che provengono da un punto nella costellazione del Drago (dove un tempo esisteva la scomparsa costellazione del Quadrante). Si tratta di uno sciame molto denso associato all’asteroide 2003 EH1, ma le meteore che produce, seppur numerose, sono in maggioranza deboli.
In compenso vale la pena aspettare il giorno 6 perché su Roma passerà non la Befana bensì la Stazione Spaziale Internazionale, con tre astronauti a bordo: esattamente dalle 18:28 alle 18:31 la vedremo sfrecciare fra le stelle come un punto luminoso più splendente di qualsiasi stella (magnitudine -3,3 paragonabile a Venere!) in rapido movimento. In meno di 5 minuti la Stazione Spaziale attraverserà il cielo salendo da sud-ovest, raggiungerà un’altezza di ben 61° sull’orizzonte per poi scomparire improvvisamente nell’ombra della Terra fra le stelle dell’Ariete. In quel momento la Stazione e il suo equipaggio si troveranno a una distanza di 389km sopra la città.
Al planetario il 17/1 alle ore 16
In viaggio tra le costellazioni
Dettagli del passaggio della Stazione Spaziale su Roma il 6/1:
www.heavens-above.com/PassDetails.asp?lat=41.900&lng=12.483&loc=Rome&alt=14&tz=CET&satid=25544&date=40184.7324967014
Nel più famoso asterismo del cielo c’è una novità: è stata scoperta una nuova stella che orbita intorno ad Alcor, già compagna della stella Mizar – la stella centrale nel “timone” del Carro. In realtà la situazione è ancora più complessa: si sapeva già da tempo che Mizar è una stella doppia, basta ammirarla al telescopio per vedere, accanto a lei, Mizar B. Sia Mizar che Mizar B sono a loro volta doppie, formando un sistema quadruplo. Alcor orbita intorno alle quattro Mizar ed è distinguibile perfino ad occhio nudo, come una piccola stellina accanto a Mizar: la capacità di notare entrambe le stelle era considerata già dagli Arabi un buon test della vista. Ora gli astronomi hanno scoperto, durante una ricerca di pianeti extrasolari al telescopio di Monte Palomar, che anche Alcor ha una compagna: Alcor B è una debole nana rossa con appena un quarto della massa del Sole, e orbita in circa 90 anni attorno ad Alcor. Queste due stelle distano circa 80 anni luce dalla Terra, e assieme a Mizar ed altre quattro stelle del Grande Carro formano un gruppo di stelle piuttosto giovani: sono nate nella stessa nube 500 milioni di anni fa e si stanno muovendo insieme nello spazio. In altre parole le stelle del Grande Carro – eccetto Dubhe e Alkaid, la prima e l’ultima della figura – rappresentano un raro caso in cui le stelle di una costellazione sono realmente legate insieme. Per dimostrare che Alcor B è vicina ad Alcor e non solo allineata prospetticamente, gli astronomi hanno utilizzato una tecnica che già Galileo, quattrocento anni fa, aveva tentato di applicare proprio ad Alcor: la misura della parallasse. A causa del moto annuale della Terra intorno al Sole, le stelle sembrano descrivere minuscole ellissi rispetto allo sfondo delle stelle più lontane: misurandole Galileo voleva dimostrare in modo inconfutabile la teoria copernicana, ma il suo cannocchiale non era sufficientemente preciso. Oggi il fatto che Alcor e Alcor B mostrino la medesima parallasse ha permesso di dimostrare che sono realmente vicine una all’altra, offrendo un appropriato omaggio all’intuizione di Galileo proprio alla conclusione dell’Anno Internazionale dellì’Astronomia
Al planetario il 3/1 alle ore 11
Storia di una stella
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www.eurekalert.org/pub_releases/2009-12/amon-afs120809.php
Rivolgendo un languido sguardo verso Titano, lo scorso 28 luglio la telecamera infrarossa della sonda Cassini ha inaspettatamente inquadrato una vista incantevole: la luce del Sole che si riflette sulle rive di un lago. Una scena degna di un pittore tardo-romantico, eppure è proprio così che l’hanno interpretata gli scienziati. Va però precisato che quei riflessi sarebbero stati invisibili ai nostri occhi, poiché si tratta di luce infrarossa che riesce ad uscire dall’atmosfera opaca del più grande satellite di Saturno. E il lago in questione non è pieno d’acqua bensì di etano liquido, un idrocarburo del quale già si sospettava la presenza sulla superficie di Titano. Ora la prova è stata trovata grazie al sopraggiungere della primavera nell’emisfero nord del satellite: i raggi del Sole sono finalmente tornati ad illuminare, dopo anni, la regione polare nord di Titano rendendo visibili i grandi laghi che la ricoprono. Per tutti gli anni precedenti, Cassini aveva più volte sorvolato Titano identificando con i suoi radar regioni che mostravano una superficie sorprendentemente piatta: proprio questo aveva fatto pensare a bacini di idrocarburi liquidi. Ora il sorgere del Sole ha illuminato le coste di uno dei più grandi, chiamato Mare Kraken, che con un’estensione di 400000 chilometri quadrati è addirittura più grande dell’Italia e del Mar Caspio sulla Terra.
Al planetario il 17/1 alle ore 17:30
Tra gli anelli di Saturno
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www.skyandtelescope.com/news/home/79819972.html
Dal 26 dicembre al 6 gennaio i musei e le mostre del sistema Musei in Comune saranno sempre aperti, anche il lunedì.
Musei Capitolini e mostra “Michelangelo architetto a Roma”
Piazza del Campidoglio
Ore 9 - 20
Centrale Montemartini
Via Ostiense, 106
Ore 9 - 19
Mercati di Traiano
Museo dei Fori Imperiali
Via IV Novembre, 94
Ore 9 - 19
Museo dell'Ara Pacis e mostre “Disegno e Design - Brevetti e Creatività Italiani” e “Genio Futurista”
Lungotevere in Augusta
Ore 9 - 19
Museo Barracco
Corso Vittorio Emanuele, 166/a
Ore 9 - 19
Museo della Civiltà Romana
Piazza Giovanni Agnelli, 10
Ore 9 - 14
Museo delle Mura
Via di Porta San Sebastiano, 18
Ore 9 - 14
Villa di Massenzio
Via Appia Antica, 153
Ore 9 - 13.30
Durante il periodo natalizio il call center 060608 seguirà orario ridotto.
Per i giorni 24 e 31 dicembre dalle 9.00 alle 18.00
Per il 25 dicembre e 1 gennaio dalle 10.00 alle 18.00
È in questo mese che il Sole raggiunge la minima altezza sull’orizzonte nel cielo di mezzogiorno, appena 25 gradi: questo accade al solstizio d’inverno, il 21 dicembre, quando il Sole si trova nel punto più a sud dell’eclittica: è il giorno più breve dell’anno, e a Roma le ore di luce sono soltanto 9, e 8 minuti. Dall’inizio del mese il Sole attraversa l’Ofiuco, fino al giorno 18 quando entra nel Sagittario.
La visibilità di Giove, di prima sera, si riduce sempre più alle prime ore dopo il tramonto; solo nella seconda parte della notte appariranno Marte, nel Leone, e Saturno, nella Vergine.
In cielo è ormai la stagione di Orione e del suo corteo di caccia invernale, che lo circonda come in un vasto affresco: il Toro, la Lepre, il Cane Maggiore e il Cane Minore. Al vertice del firmamento domina Capella, brillante stella gialla dell’Auriga, il cocchiere. È il momento di fare attenzione alla luce di una stellina non molto evidente che si trova proprio accanto a Capella: Epsilon Aurigae (vedi mappa del cielo). Si tratta di una stella binaria le cui componenti si eclissano ogni 27 anni, ma l’andamento della sua luce durante l’eclisse fa sospettare che a passarle davanti sia un gigantesco disco di polvere: proprio in questi mesi sta iniziando un’eclisse (l’ultima fu nel 1982), che durerà quasi due anni! Tenete d’occhio Epsilon Aurigae, confrontando il suo splendore con le stelle vicine; nei prossimi mesi la vedrete indebolirsi sempre più. È possibile contribuire di persona a svelare il mistero di Epsilon Aurigae partecipando al progetto Citizen Sky della National Science Foundation americana.
La notte del 13 dicembre si potrà assistere, senza il disturbo della Luna, a uno dei più appariscenti spettacoli di stelle cadenti dell’anno: la pioggia delle Geminidi, luminose meteore bianche che sfrecciano in cielo a partire da un punto posto poco a nord della stella Castore, nei Gemelli.
Infine proprio la notte di Capodanno il cielo parteciperà ai festeggiamenti con un’eclisse parziale di Luna, che vedremo oscurarsi appena sorta lungo il bordo inferiore per circa un’ora dalle 18:49 alle 19:56. (al planetario: “Le stagioni del cielo” 20/12 ore 16)
Forse ci siamo. Una circolare dell’Unione Astronomica Internazionale pubblicata in novembre mette in guardia tutti gli osservatori del cielo australe sull’improvviso aumento di splendore di una stella ben nota agli astronomi: Eta Carinae. Negli ultimi sei mesi infatti la sua luminosità è cresciuta visibilmente, e dopo essere rimasta quasi invisibile per decenni fra le stelle della costellazione della Carena oggi è facile avvistarla anche ad occhio nudo. Eta Carinae è un sorvegliato speciale dai cacciatori di supernovae: già nel 1843 divenne per molto tempo la seconda stella più brillante del cielo, dopo Sirio. Oggi sappiamo che si tratta di una stella binaria, la massa complessiva delle due componenti è pari a 100 volte quella del Sole e il suo splendore supera la nostra stella di ben 5 milioni di volte. Stelle così colossali sono destinate ad esplodere come supernovae. L’episodio del 1843 potrebbe essere stata la prova generale della sua esplosione, e l’aumento di splendore che si registra ora potrebbe indicare che lo scoppio è ormai imminente. Un ulteriore indizio in questo senso lo fornisono osservazioni a raggi X dei venti stellari che emanano dalle due stelle: anch’essi sono diventati più intensi e suggeriscono che Eta Carinae stia perdendo massa e sia entrata in una nuova fase di instabilità. Nessuno sa prevedere quando avverrà l’esplosione; l’unica certezza è che da Roma non la si vedrà, poiché Eta Carinae non sorge mai sul nostro orizzonte, ma l’apparizione della prima supernova galattica dai tempi di Galileo sarà un’ottima scusa per un viaggio nell’emisfero sud. Del resto, poiché Eta Carinae dista circa 7000 anni-luce dalla Terra, è una delle poche stelle del cielo per cui si può davvero dire che mentre la guardiamo, lei già non c’è più. (al planetario "Fuochi d’artificio spaziali" 27/12 ore 16)
Quando fu scoperta negli anni ’60, della misteriosa sorgente Cygnus X-3 era difficile misurare perfino l’esatta collocazione in cielo, fra le ali del Cigno, a causa della scarsa risoluzione dei rilevatori di raggi X dell’epoca. Oggi due eccellenti strumenti di osservazione del cielo nelle alte energie, i satelliti Agile (italiano) e Fermi (americano), hanno dato contributi decisivi per risolvere un’enigma che Cygnus X-3 si portava dietro da 30 anni. Ogni tanto infatti questo corpo celeste produce spettacolari emissioni di onde radio, tanto da divenire momentaneamente la più brillante radiosorgente del cielo. Questi episodi sono riconducibili al movimento di particelle che vengono accelerate a velocità elevatissime - grosse frazioni della velocità della luce – dalla gravità di un corpo piccolo e denso. Nel giro di una sola settimana, dapprima le osservazioni di Agile hanno svelato che nei periodi precedenti alle emissioni radio si vede una radiazione di alta energia (raggi gamma), corrispondente alle fasi di accelerazione delle particelle. Poi Fermi ha misurato che il flusso di raggi gamma ha intensità variabile con un periodo di quasi 5 ore, corrispondente al tempo in cui l’oggetto compatto di Cygnus X-3 orbita intorno ad una stella compagna.
Per le sue caratteristiche Cygnus X-3 è considerato un vero e proprio micro quasar, il primo identificato con certezza, poiché presenta su piccola scala i comportamenti dei quasar, ovvero i nuclei attivi di alcune galassie. Motore di questi fenomeni è sempre un grosso buco nero centrale; nel caso di Cygnus X-3 potrebbe trattarsi di un mini buco nero o di una stella di neutroni, ma considerando la sua distanza di ben 37000 anni-luce e il forte assorbimento che la sua luce subisce attraversando le polveri interstellari mentre viaggia verso di noi, resta una fra le due o tre sorgenti più potenti di tutta la Via Lattea. (al planetario: “I buchi neri, mostri nello spazio” 29/12 ore 12:30)
Il cielo di novembre
In questo mese il Sole percorre la costellazione della Bilancia, e la durata delle giornate continua a ridursi. Il giorno 23 il Sole entra nello Scorpione per restarci, però, appena 6 giorni: il 30 già passa entro i confini dell’Ofiuco – che a pieno titolo dovrebbe essere considerato la tredicesima costellazione dello Zodiaco. Di fatto, la permanenza del Sole nello Scorpione è la più breve in assoluto fra i 12 segni, cedendo ben tre settimane all’Ofiuco stesso.
È ancora Giove, nel Capricorno, l’astro più evidente della serata, ma ormai tramonta intorno a mezzanotte. A quel punto la stella più brillante in cielo diventa Capella, nell’Auriga, ben alta verso est, e più tardi Sirio, che sorge nel Cane Maggiore verso l’1. Quasi nello stesso momento riappare anche Marte, che si sta rapidamente avvicinando alla Terra, guadagnando così splendore e diametro apparente: il pianeta rosso si prepara alla prossima opposizione di dicembre.
Durante la notte allo zenith transitano Perseo e l’Auriga; Andromeda e l’Ariete sono alte a sud; Pegaso già volge verso ovest; Cassiopea resta il simbolo più evidente nel cielo autunnale. Intanto avanzano da oriente le costellazioni invernali: il Toro, Orione e i Gemelli.
Il 17 novembre, a notte fonda, potremo gustare un piccolo spettacolo celeste, l’apparizione delle stelle cadenti Leonidi: per vederle al meglio bisogna aspettare il sorgere del Leone, solo tre ore prima dell’alba. (al planetario: “Le stagioni del cielo” 8/11 ore 11)
Il nuovo anello di Saturno
Come se non bastassero i celeberrimi anelli a rendere unico il fascino di Saturno nel panorama del sistema solare, gli astronomi ne hanno appena scoperto un altro. Questa volta però si tratta di un anello davvero insolito, e gigantesco: si estende da 6 a 18 milioni di km dal pianeta – l’equivalente di 300 diametri di Saturno -, ed è spesso oltre 2 milioni di km, un dato sbalorditivo rispetto allo spessore degli anelli principali di Saturno, che non raggiunge nemmeno 1km. Per avere un’idea del volume di questa struttura, unica in tutto il sistema solare, occorrerebbero un miliardo di pianeti come la Terra per riempirlo tutto, e se lo si potesse vedere in cielo ad occhio nudo apparirebbe ampio come 4 lune piene affiancate. Ma c’è di più: il nuovo anello è inclinato di ben 27 gradi rispetto al piano equatoriale di Saturno, e coincide perfettamente con l’orbita della sua luna più esterna, Phoebe. Questo lascia pensare che proprio ad essa sia da attribuire l’origine dell’anello, in particolare ai ripetuti urti con altri asteroidi e comete di questo lontano satellite ghiacciato, catturato da Saturno e proveniente dalla regione trans-nettuniana. Le particelle disseminate da Phoebe lungo la sua orbita sono talmente rarefatte che se ci si trovasse dentro l’anello non se ne avrebbe nessuna percezione, eppure sono sufficienti a spiegare il misterioso aspetto di un’altra luna di Saturno, Iapetus. Una metà della sua superficie infatti appare scura e l’altra chiara: sarebbero proprio le polveri dell’anello precipitate su Iapetus ad averne ricoperto una parte di un manto oscuro. (al planetario "Alla periferia della galassia, il Sistema Solare" 28/11 ore 12:30)
Terra! Terra!
Non è il grido di un vecchio lupo di mare dalla scotta della sua nave, ma dev’essere stato quello degli astronomi dell’Università di Ginevra, che hanno annunciato durante un convegno in Portogallo la scoperta di ben 32 nuovi pianeti extrasolari. Fra questi, numerosi sembrano avere le dimensioni di vere e proprie super-Terre. Un risultato stupefacente, ottenuto con lo spettrometro ad alta precisione HARPS che opera sul telescopio da 3,6 metri dell’Osservatorio Australe Europeo a La Silla, in Cile. Le scoperte sono avvenute misurando minuscole oscillazioni che i pianeti inducono nel moto delle loro stelle: ora il totale degli esopianeti conosciuti sale a ben 403, e dimostra con sempre maggiore evidenza che la presenza di pianeti intorno alle stelle non è affatto una rarità. Le stime attuali valutano fra il 39 e il 58% la percentuale di stelle di tipo solare con pianeti di massa inferiore a 50 volte quella terrestre. Secondo gli scopritori dei nuovi pianeti, questa abbondanza avvalora l’idea che il processo di formazione dei sistemi planetari generi una elevata popolazione di super-Terre, e una ancora maggiore di pianeti di taglia terrestre, fornendo così una forte motivazione scientifica allo sviluppo di progetti e di strumenti che riescano a individuarli. (al planetario: “Verso mondi lontani” 22/11 ore 17:30)
Si informa che la O.S. Uil Fpl ha indetto una assemblea riservata al solo personale iscritto per il 13 ottobre p.v. dalle 9.30 alle 12.00 presso la sede Zètema di Via Attilio Benigni n. 59. Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto all'interno dei musei.
La Direzione si scusa per gli eventuali disagi.
Si informa che il 23 ottobre 2009 la O.S. USI AIT ha indetto una giornata di sciopero che potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto nei Musei.
La Direzione del Museo si scusa per gli eventuali disagi.
In ottobre il Sole attraversa la vasta costellazione della Vergine, restando entro i suoi confini fino al giorno 31, dopo esserci entrato addirittura il 16 settembre scorso: con ben 45 giorni la Vergine è di gran lunga la costellazione zodiacale nella quale il Sole ha la permanenza più lunga. Nel frattempo però le giornate si riducono ulteriormente e di prima sera in cielo spicca il pianeta Giove, nel Capricorno.
Le splendenti Vega, Deneb e Altair appaiono ormai rivolte verso ovest, mentre intorno allo zenith brillano le costellazioni autunnali: Cassiopea, Cefeo e Perseo, con Andromeda e Pegaso verso sud; a completare la scena mitologica di questa stagione transita a meridione il mostro marino, Cetus. Non dimentichiamo di dare uno sguardo al cielo il 21 ottobre, a tarda notte: è il momento in cui la Terra sfiora l’orbita della cometa di Halley, e fra le stelle sfrecciano le stelle cadenti Orionidi.
Intanto da est avanzano le stelle dell’inverno: Capella nell’Auriga, Aldebaran nel Toro e verso l’una di notte anche Betelgeuse in Orione. Alla fine della notte spicca finalmente Marte, che il giorno 13 sarà allineato con Castore e Polluce nei Gemelli, ma sarà facilmente distinguibile perché più luminoso e di colore rosso. (al planetario: “Sipario sulle stelle” 18/10 ore 11)
Una ricercatrice australiana, Juliana Kwan, ha pubblicato uno studio teorico su come impostare i viaggi spaziali per esplorare la più ampia porzione dell’universo nel minor tempo possibile. Ne risulta una sorta di guida per aspiranti astronauti, che tiene conto di come l’espansione dell’universo influenzi il loro percorso. Secondo i calcoli della Kwan, occorre usare un approccio diverso a seconda che si voglia varcare lo spazio interstellare oppure, più ambiziosamente, quello intergalattico. In quest’ultimo caso, l’accelerazione dell’espansione dell’universo darebbe addirittura una mano all’esploratore avventuroso: gli consentirebbe di percorrere la maggior parte del viaggio verso le galassie più lontane in appena 30 anni circa. La buona notizia è dunque che nell’arco di una vita umana sarebbe possibile raggiungere altre galassie. Ma i calcoli rivelano che piccole incertezze sui parametri cosmologici altererebbero in maniera devastante gli esiti del volo. Il problema casomai sarebbe il ritorno: per riportarsi al punto di partenza, l’astronave dovrebbe calcolare con estrema precisione il momento in cui iniziare a frenare, altrimenti rischierebbe di mancare la Via Lattea di svariati milioni di anni luce. E anche in caso di frenata perfetta, al ritorno nella nostra galassia l’astronauta troverebbe uno scenario desolato: poiché a velocità simili a quella della luce il tempo scorre più lentamente, il suo invecchiamento di 30 anni corrisponderebbe a un tempo di parecchi miliardi di anni trascorsi sulla Terra. Né il Sole né la Terra esisterebbero più a ricevere l’eroe intergalattico di ritorno dal suo volo.
(al planetario "Scala verso il cosmo" 25/10 ore 16)
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http://arxiv.org
La scorsa settimana la Nasa ha annunciato in una conferenza stampa che sulla Luna è stata trovata l’acqua. Detto così, sembra che all’improvviso dobbiamo cambiare il nostro immaginario lunare aggiungendo laghetti, rivoli o quantomeno pozzanghere. Niente di tutto questo. La scoperta nasce dalle osservazioni all’infrarosso di ben tre sonde diverse: l’indiana Chandrayaan-1 e le americane Cassini e Deep Impact. Cassini osservò la Luna sulla rotta per Saturno addirittura nel lontano 1999 e le tracce che rilevò furono scambiate per contaminazioni dovute ad acqua presente nei suoi strumenti di bordo. Integrando quei dati con le nuove osservazioni delle altre due sonde, si è ottenuta una mappa che segnala la presenza d’acqua e di idrossile (la molecola d’acqua “frantumata”, OH) su vaste aree della Luna, anche nelle zone illuminate dal Sole. Si discute ora sull’origine di quest’acqua: forse è prodotta dall’impatto dei protoni del vento solare contro i minerali ricchi di ossigeno della superficie lunare. Aspettiamo di saperne di più dallo schianto imminente della sonda LCROSS contro il fondo di un cratere al polo sud della Luna, previsto per il 9 ottobre. Ad ogni modo, le stime indicano che l’abbondanza d’acqua sulla Luna è a malapena sufficiente per riempire un bicchierino rastrellando una superficie pari a un campo da calcio. Un po’ poca, per dissetare gli astronauti e i futuri turisti dello spazio.
(al planetario: “Il fascino di Selene” 4/10 ore 16)
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www.skyandtelescope.com/news
Il Planetario ha necessità di sostituire tre spettacoli in questo weekend.
Le sostituzioni sono le seguenti:
Sabato 19/09
Alle ore 11:00:
"Vacanze Marziane" al posto di "Asteroidi Killer"
Alle ore 16:00:
"Notturno Stellare" al posto di "Le Galassie cellule dell'Universo"
Domenica 20/09
Alle ore 11:00:
"Notturno Stellare" al posto di "Incontri Ravvicinati con gli Asteroidi"
Nel corso della manifestazione saranno effettuate le premiazioni del Primo Concorso di Fotografia Astronomica, verrà presentata la nuova guida del museo e saranno illustrate le prossime iniziative di comunicazione scientifica.
Il 23 settembre il Sole transita nel punto equinoziale d’autunno, che si trova nella costellazione della Vergine, dando così inizio alla stagione autunnale. In quel momento le giornate e le notti durano esattamente 12 ore in ogni luogo del pianeta. Al calare del buio, è già presente in cielo verso sud-est il luminosissimo pianeta Giove, che resta perfettamente visibile per quasi tutta la notte, essendo stato in opposizione al Sole il mese scorso: per questo si mostra al massimo del suo splendore, e al telescopio il suo disco raggiunge la massima estensione. La Luna quasi piena gli passerà accanto la notte del 2 settembre.
Il cielo notturno è ancora dominato dal grande triangolo estivo, con le splendenti Vega, Deneb e Altair. Da est si fanno largo le costellazioni autunnali, con Cassiopea e Pegaso accompagnate da Cefeo, Andromeda e Perseo; già verso la mezzanotte si rialza anche la brillante stella Capella nell’Auriga. In questo periodo il Grande Carro resta per tutta la notte basso sull’orizzonte nord, quasi strisciando sopra i tetti della città.
Poco prima dell’alba spunterà anche Venere, nel Cancro, anticipata da Marte nei Gemelli.
C’era una volta…celeste al Planetario il 5/9 ore 16
Tra le polveri della cometa Wild-2 riportate a terra dalla sonda Stardust nel 2006, dopo tre anni di analisi un team di astronomi americani è riuscito a identificare molecole di glicina, uno degli amminoacidi che gli organismi viventi usano per sintetizzare le proteine. Queste ultime regolano quasi tutti i processi della vita, dalle reazioni chimiche allo sviluppo delle strutture degli organismi. È la prima volta che un amminoacido viene trovato su una cometa: una scoperta importante, che rafforza l’idea che la vita – o almeno i suoi ingredienti essenziali – siano diffusi nel cosmo invece di essere una rarità. Per catturare le preziose particelle di polvere, fu prodotto uno speciale aerogel (fatto al 99% di spazio vuoto) leggero, resistente e capace di trattenerle durante il passaggio della Stardust nella chioma della cometa. Una volta a Terra, è stato necessario assicurarsi che la glicina scoperta non fosse dovuta a una contaminazione con l’ambiente terrestre. I risultati lasciano ora pensare che non tutti i mattoni fondamentali della vita si siano originati sul nostro pianeta, ma alcuni siano stati seminati sulla Terra (e altrove) dalla caduta di meteoriti e comete, miliardi di anni fa.
Le comete, vagabonde del sistema solare al Planetario il 27/9 ore 11
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www.astronomy.com/asy/default.aspx?c=a&id=8562
Siamo abituati a dare per scontata la presenza dell’ossigeno nell’aria che respiriamo: ne costituisce ben il 21%. Eppure l’atmosfera terrestre, ai primordi della storia del nostro pianeta, non ne conteneva affatto. Anzi, si deve proprio alle prime forme di vita l’immissione di questo gas nell’aria, e la conseguente trasformazione ambientale che ha reso la Terra abitabile anche per gli uomini. Un astrobiologo americano, James Lake, è riuscito a stabilire che 2,5 miliardi di anni fa due semplici organismi unicellulari chiamati procarioti si fusero insieme dando origine a un organismo più complesso capace di sfruttare la luce del sole per produrre energia tramite la fotosintesi, e rilasciando ossigeno come sottoprodotto. Solo da quel momento si avviò la strada evolutiva che permise la comparsa di forme più complesse che consumano l’ossigeno per vivere, compresa la specie umana. Il più grande cambiamento ambientale mai registrato sulla Terra – molto più profondo di quello attualmente operato dall’uomo sul clima – è avvenuto quindi grazie a schiere di minuscoli microbi, i cianobatteri, capaci di produrre abbastanza ossigeno da alterare per sempre la composizione dell’atmosfera terrestre e la storia della vita.
Le strane inclinazioni della Terra al Planetario: 8/9 ore 12:30
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www.skyandtelescope.com/news/wires?id=134326057&c=y
Si è appena conclusa la programmazione serale di Astrosummer ’09, cuore caldo dell’Anno Internazionale dell’Astronomia al planetario. Anche quest’anno l’elevata affluenza di visitatori ha ripagato lo sforzo organizzativo, specialmente durante il mese di agosto. Ne abbiamo approfittato per condurre, come già le estati precedenti, un sondaggio sul gradimento degli spettacoli tramite un breve questionario. I dati sono ora in fase di elaborazione e ve ne daremo conto prossimamente. Intanto a settembre gli orari di apertura ritorneranno alla loro scansione ordinaria (martedì-venerdì 9-14, sabato e domenica 9-19). Riprendono però anche gli eventi speciali: in questa fase finale dell’estate ospiteremo “Gli Incontri della Luna Piena” e “La Terra Vista dalla Luna” per la rassegna Musei in Scena. Maggiori dettagli e informazioni su questi appuntamenti saranno tra i prossimi aggiornamenti del nostro sito internet.
Continua anche la tournée del nostro planetario mobile, dopo la trasferta estiva all’isola di Salina: l’11 settembre sarà allestito nei giardini di Villa Torlonia, per una serata astronomica in collaborazione con Technotown. Il giorno 12 sarà invece a Tagliacozzo (AQ), e il 27 al Giardino degli Aranci sull’Aventino.
Infine il 25 settembre dalle 15 alle 2 di notte tornerà al planetario la “Notte dei Ricercatori”, iniziativa promossa dall’Unione Europea che porta in scena storie e personaggi del mondo della ricerca con l’evento “Light”, a cura del CNR. Spettacoli, musica, installazioni, laboratori ed esperimenti che coinvolgeranno il pubblico negli ambienti del Planetario e Museo Astronomico per tutta la serata. “Light” è un evento gratuito; vi aspettiamo per condividere l’emozione della ricerca e i suoi risultati!
Lo Staff del Planetario
il programma di Light:
www.irpps.cnr.it/light/home.html
per contattarci:
info@planetarioroma.it
I musei e le aree archeologiche comunali resteranno aperti al pubblico secondo il regolare orario e secondo la tariffazione vigente, sia sabato 15 che domenica 16 agosto. Lunedì 17 agosto giorno di riposo.
Ne fanno parte:
Musei Capitolini;
Centrale Montemartini;
Mercati di Traiano;
Museo dell'Ara Pacis;
Museo Barracco;
Museo della Civiltà Romana;
Museo delle Mura;
Villa di Massenzio;
Museo di Roma;
Museo Napoleonico;
MACRO;
Museo Carlo Bilotti;
Museo Pietro Canonica;
Museo di Roma in Trastevere;
Musei di Villa Torlonia;
Planetario e Museo Astronomico;
Museo Civico di Zoologia.
In agosto il Sole attraversa la costellazione del Cancro ed entra in quella del Leone, che risulta perciò invisibile. Il cielo notturno è dominato dal grande triangolo estivo: Vega, Deneb e Altair spiccano fra migliaia di stelle in un’area celeste solcata dalla Via Lattea, che in questo periodo si slancia da sud verso lo zenith e ridiscende a nord-est fra le stelle di Cassiopea. A sud, basso sull’orizzonte, scivola il Sagittario ed il centro della nostra galassia. Proprio nell’arco di cielo che va dal Sagittario allo zenith, attraverso le costellazioni dello Scudo, dell’Aquila e del Cigno, nei cieli più bui si possono scorgere ampie chiazze di luce diffusa: sono nubi galattiche caratterizzate da una elevata densità di stelle. Una visione riservata a chi sarà in vacanza lontano da Roma.
Molto più semplice sarà invece ammirare il pianeta Giove, l’astro più brillante della notte, nel Capricorno, mentre Venere continua ad essere “stella del mattino”. Ma lo spettacolo celeste che ci attende è il ritorno, puntuale come ogni anno, delle stelle cadenti Perseidi – osservate già dagli astronomi cinesi nel 36 d.C. - nelle notti dal 9 al 15 agosto: il momento migliore per assistere alla pioggia di meteore sarà la notte tra l’11 e il 12 e quella successiva. Purtroppo quest’anno la luce della Luna, prossima all’ultimo quarto, interferirà notevolmente con le osservazioni. Possiamo però aspettarci di veder apparire una stella cadente ogni cinque minuti circa. Per cercarle, basta tenere d’occhio il cielo verso nord-est dove, a metà tra le costellazioni di Cassiopea e Perseo, si trova il punto d’origine delle traiettorie delle stelle cadenti.
(al planetario: “Quando cadono le stelle” 9/8 ore 21 e 22:30, 11/8 ore 21)
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Un inaspettato, piccolo neo oscuro, si è improvvisamente materializzato tra il 17 e il 19 luglio nella complessa atmosfera del re dei pianeti. Segnalata da un astrofilo australiano, la macchia, alla portata anche dei piccoli telescopi e non troppo distante dal bordo dell'emisfero meridionale, sembra essere una minireplica di quelle prodotte su Giove 15 anni fa dall'impatto dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy. La traccia di una nuova imprevista collisione dunque? Sembra molto probabile: l'oscuramento è quasi certamente provocato da polveri in sospensione, normalmente assenti nell'atmosfera del gigante gassoso. A confermare l'ipotesi c'è poi l'evoluzione dei giorni successivi: alla fine di luglio la chiazza si sta visibilmente allargando ed elongando. Tipico comportamento dei residui di un impatto. Vale la pena tenere sott'occhio il fenomeno in queste notti estive, con Giove brillante e ben alto sull'orizzonte a metà della notte: potrebbe restare visibile al telescopio fino ad agosto inoltrato.
(al planetario "Incontri ravvicinati con gli asteroidi" 4/8 ore 22:30, 13/8 ore 21; “Asteroidi killer” 16/8 ore 21)
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Dopo le celebrazioni dell’anniversario dell’allunaggio il mese scorso, la Luna continua a essere protagonista della cronaca e delle attività spaziali in corso. A ridosso della storica data del 20 luglio infatti, la sonda LRO in orbita intorno alla Luna è riuscita a fotografare i resti dei LEM, i moduli di esplorazione lunare lasciati sulla superficie del nostro satellite dagli astronauti delle missioni Apollo. Una serie di immagini scattate sopra i luoghi degli allunaggi, nelle quali si distingue nitidamente la presenza di un oggetto dal profilo atipico rispetto alle rocce circostanti, che lascia sul terreno un’ombra particolarmente allungata. In un caso, sul sito di allunaggio dell’Apollo 14, si vedono addirittura le tracce lasciate dal rover lunare usato dagli astronauti per esplorare il territorio circostante, e il riflesso di un pacchetto metallico contenente un sismografo e altri strumenti scientifici. È la prima volta che questi relitti vengono visti, dopo che furono abbandonati sulla Luna 40 anni fa. Sebbene la risoluzione delle immagini non sia tale da mostrare in dettaglio la struttura dei LEM (ma nel corso dei prossimi mesi LRO riuscirà a ottenere immagini migliori), queste foto mettono finalmente la parola fine a tutte quelle patetiche teorie complottiste di chi si ostina a sostenere che lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto. Come disse l’astronauta dell’Apollo 17 Harrison Schmitt durante la sua recente visita al Planetario di Roma lo scorso aprile: “se c’è ancora qualcuno che ne dubita, vuol dire che la storia è insegnata davvero male.”
(al planetario: “Blue Moon” 5/8 ore 22:30, 23/8 ore 22:30; “Piccolo Atlante Lunare” 27/8 ore 22:30)
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scarica il programma completo in pdf di XLuna - L'astro della notte sbarca al Planetario.
Con l’inizio dell’Estate Romana il Planetario annuncia la sua programmazione estiva: sull’onda del successo dello scorso anno, anche quest’anno, al culmine dell’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009, gli orari di apertura si sposteranno alla sera. Dal 1 luglio al 30 agosto le stelle del planetario si potranno ammirare negli orari più invitanti, con spettacoli alle ore 21 e 22:30 tutti i giorni dal martedì alla domenica. Il sabato e la domenica ulteriori appuntamenti pomeridiani, alle 17 e alle 18, fra i quali anche spettacoli per bambini con l’immancabile Dottor Stellarium e show in inglese per gli ospiti stranieri.
Per tutta l’estate il programma offrirà una selezione dei migliori spettacoli astronomici, adatti al pubblico di tutte le età ed esigenze: dagli spettacoli della categoria “Panorami Celesti” (15 titoli), indicati per chi viene a scoprire il cielo per la prima volta, gli “Universi Aperti” (19 titoli) per chi vuole approfondire le sue conoscenze, e gli “Impatti” (15 titoli) per contaminare l’astronomia con altri ambiti della cultura.
Momento centrale dell’estate astronomica saranno le celebrazioni del 40esimo anniversario dello sbarco sulla Luna: dal 21 al 26 luglio il Planetario organizza “XLuna”, con spettacoli dedicati alla Luna sotto la cupola, e ospiti prestigiosi fra cui Piero Angela, che rievocherà con noi la celebre notte dell’allunaggio. Per tutta la durata della manifestazione, sul piazzale esterno si susseguiranno animazioni, concerti, conferenze, osservazioni al telescopio e altre attività lunari per grandi e piccini.
Vi aspettiamo per trascorrere insieme delle splendide serate sotto le stelle!
Si informa che la O.S. USI AIT ha indetto un'assemblea sindacale per il 3 luglio p.v. Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto.
Già da questo mese le giornate cominciano a ridursi e le notti ad allungarsi, consentendoci di ammirare ancora per poco, basso verso ovest, il pianeta Saturno nel Leone. Protagoniste del cielo sono ora, alte verso lo zenith, le stelle Vega, Deneb e Altair del triangolo estivo, circondate dalle costellazioni della Lira, del Cigno e dell’Aquila. Verso sud transita la grande costellazione dell’Ofiuco che trattiene il Serpente, e più in basso lo Scorpione con la rossa stella Antares e il Sagittario. Proprio lungo questa direttrice si estende l’arco evanescente della Via Lattea, che prosegue verso nordest dove si riaffaccia la figura a “W” di Cassiopea. Intorno alla mezzanotte ricompare a est Giove, splendido e giallo accanto alle deboli stelle del Capricorno. Il 13 luglio Giove si troverà in congiunzione con il pianeta Nettuno (visibile soltanto al telescopio), secondo appuntamento di un raro incontro triplo fra i due pianeti che avviene proprio quest’anno, esattamente in coincidenza con i 400 anni delle osservazioni di Galileo, il quale lo notò senza tuttavia accorgersi che si trattava di un nuovo pianeta. Alla fine della notte vedremo sorgere la luminosissima Venere, nel Toro.
(al planetario: “Le stagioni del cielo” 11/7 ore 21, 30/7 ore 22:30, 2/8 ore 22:30, 12/8 ore 21)
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Sono già passati due anni da quando il Sole ha raggiunto il minimo del suo ciclo di attività di 11 anni: da allora gli astronomi hanno più volte annunciato la ripresa del ciclo successivo, ma invano. Le macchie solari stentano a formarsi sul disco solare, prolungando in maniera davvero anomala lo stato di “quiete” della nostra stella. Un ritardo che comincia a preoccupare gli scienziati, secondo i quali il prossimo ciclo sarà il più debole del secolo. Nonostante secoli di conteggi delle macchie solari, e oltre 50 anni di monitoraggio del campo magnetico solare, ancora non si comprendono i meccanismi che modulano l’attività della nostra stella. Due nuovi studi, riguardanti la migrazione delle macchie verso l’equatore solare trascinate da correnti interne al Sole, e l’orientamento del loro campo magnetico, sembrano fornire elementi inediti per valutare lo stato dell’attività solare. Grazie a queste conoscenze si potranno forse prevedere le tempeste solari, che investono i pianeti con getti di plasma e particelle cariche creando problemi alle telecomunicazioni. Per ora però, il vento solare soffia a “solo” 430 km/s e il Sole resta noiosamente privo di macchie: proprio come avvenne fra il 1645 e il 1715, il cosiddetto “minimo di Maunder”, quando a causa della scarsa attività solare l’Europa precipitò in uno dei periodi più freddi della storia climatica recente, noto come “piccola era glaciale”.
(al planetario "Astronomia da spiaggia" 16/7 ore 22:30, 18/8 ore 22:30, 23/8 ore 21)
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Si è appena conclusa la missione della sonda giapponese Kaguya, con uno schianto contro il bordo di un cratere lunare, che ha prodotto un breve flash osservato perfino dalla Terra, ed ecco che la Nasa ritorna sulla Luna lanciando LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) e LCROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite). Si tratta di una doppia missione che avrà un impatto anche sulla pianificazione delle future missioni umane verso il nostro satellite. Il lancio è avvenuto lo scorso 18 giugno, e in pochi giorni le due sonde hanno raggiunto la Luna posizionandosi in orbita intorno ad essa. Diversi però sono gli obiettivi di questo duplice ritorno alla Luna: LRO produrrà una mappa del suolo lunare di altissima risoluzione – per superare la concorrenza della sonda indiana Chandrayaan 1, della cinese Chang’e 1 e della stessa Kaguya – mentre il destino di LCROSS è di precipitare, fra il 7 e l’11 ottobre prossimi, dentro un oscuro cratere vicino a uno dei poli della Luna, là dove non batte mai il Sole. La missione kamikaze di LCROSS servirà a mettere in luce se davvero, come alcuni scienziati sospettano, sul fondo dei crateri perennemente in ombra esista un deposito di acqua ghiacciata. L’urto – o forse il tuffo - solleverà centinaia di tonnellate di polvere lunare, portandola finalmente alla luce del Sole: numerosi telescopi da Terra, ma anche Hubble e la stessa LRO osserveranno questa enorme fontana di polvere, cercando le tracce della presenza d’acqua. Se la sua esistenza fosse confermata, l’acqua lunare, portata dalle comete in un lontano passato, diverrebbe una risorsa preziosa per la permanenza degli uomini sulla Luna.
(al planetario: “XLuna” dal 21 al 26/7, tutte le sere dalle ore 21)
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Si informiamo che a causa di problemi tecnici il Planetario sarà chiuso al pubblico il 3 e il 4 giugno.
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La sonda americana Deep Impact ha osservato la Terra da una distanza di quasi 50 milioni di km: ne ha approfittato un team di astronomi per eseguire un interessante test sulla mappatura dei pianeti extrasolari. Riducendo l’immagine della Terra ad un solo pixel e seguendo la variazione del suo colore durante la rotazione diurna, gli astronomi hanno estratto una rozza mappa che simula ciò che potremmo riconoscere nell’aspetto di pianeti lontanissimi. In primo luogo si nota che l’aspetto del pianeta non è uniforme, permettendo di escludere che si tratti di un corpo coperto da un’atmosfera opaca come Venere; inoltre è possibile riconoscere che alcune variazioni sono indipendenti dal ritmo della rotazione. Osservato su un pianeta extrasolare, questo sarebbe un ottimo indizio della presenza di nubi (che riflettono una frazione elevata della luce perché sono bianche). Conoscendo la temperatura del pianeta, sarebbe possibile anche determinare se quelle nubi sono di vapore d’acqua. Analizzando la luce riflessa in diversi colori è poi possibile escludere il bianco (ovvero la copertura nuvolosa) e ricostruire in maniera approssimata la percentuale di superficie ricoperta da terre e da oceani. Un test suggestivo che proietta le aspettative verso i telescopi che verranno fra una o due generazioni, i primi capaci di raccogliere la luce dei pianeti lontani. (al planetario "Verso mondi lontani" 20/6 ore 16)
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C’è stato un tempo in cui la vita era davvero dura, qui sulla Terra: 3,9 miliardi di anni fa, quando si scatenò l’ultimo grande bombardamento di meteoriti. Anche se qui non ne restano più tracce, basta guardare la Luna e i suoi crateri per scoprire che è avvenuto. Si stima che circa 50 asteroidi grandi almeno100km si schiantarono sulla Terra, devastando l’intero pianeta al punto di far scomparire ogni eventuale traccia di vita (per confronto, il meteorite che provocò l’estinzione dei dinosauri era grande appena 10km). Oggi però si ritiene che non andò proprio così. Due ricercatori americani hanno studiato gli effetti che il bombardamento ebbe sulla crosta terrestre fino a 4km di profondità (confrontabile con i luoghi in cui sono stati registrati batteri nel sottosuolo). La sorpresa è che a qualche migliaio di km dai punti d’impatto, la crosta rimaneva stabile e ancora capace di sostenere la vita di microorganismi (le uniche forme di vita possibili a quell’epoca). Addirittura le fratture generate dalla caduta degli asteroidi avrebbero rilasciato calore dall’interno del pianeta, tramite fuoriuscite di magma e condotti idrotermici, utile ai batteri termofili e mesofili, che vivono tra i 20° e i 50°C. Questi risultati lasciano ipotizzare che la vita possa essersi formata molto prima di quanto si pensasse: le datazioni più antiche di attività biologica risalgono a 3.83 miliardi di anni fa – troppo vicino all’epoca del bombardamento, tanto da “costringere” la vita ad essersi sviluppata dal nulla in soli 70 milioni di anni. Ma se i batteri riuscirono a sopravvivere al bombardamento, allora forse il fenomeno della vita può essere molto più resistente di quanto sembri, e una sorte analoga potrebbe avere avuto anche su Marte o sui pianeti di altre stelle. (al planetario: “Le strane inclinazioni della Terra” 27/6 ore 11)
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Il Planetario e Museo astronomico saranno aperti dalle ore 9.00 alle ore 14.00 con spettacoli alle ore 9.30 - 11.00 - 12.30
Per un grave problema tecnico del Planetario la programmazione di sabato 9 e di domenica 10 verrà sospesa.
Ci scusiamo per il disagio
Nella prima settimana di maggio lo sfuggente pianeta Mercurio farà una rapida apparizione nei cieli del tramonto, scomparendo però nemmeno un'ora dopo il Sole assieme alle stelle del Toro. Saturno resta ben visibile a sud già all'inizio della sera, non lontano dalla brillante stella Regolo nel Leone. Ma la stella più brillante di questa stagione è Arturo, che si staglia con il suo sgargiante colore arancione nella costellazione del Bootes: è facile rintracciarla seguendo la curva del timone del Grande Carro. Seguendo la stessa curva ancora più verso sud troviamo Spica, la brillante stella della Vergine che annuncia la stagione dei raccolti, mentre più tardi, intorno a mezzanotte, già vedremo apparire ad oriente due stelle della prossima estate: Antares nello Scorpione e Vega nella Lira. Prima dell'alba il cielo ospiterà ad est la luce di Giove e di Venere, in questo periodo "stella" del mattino.
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Tante piccole corolle gialle si stagliano sui remoti ghiacci di Europa. Non stiamo parlando di una scena alpina ma del satellite di Giove. È così che Freeman Dyson, visionario scienziato americano, suggerisce di cercare la vita extraterrestre: non pensando alle forme di vita più probabili, ma a quelle più facili da rivelare. Sarebbe il caso, ad esempio, dei fiori. Così come nell'estremo nord vivono i papaveri artici, disponendo i petali in forma parabolica per raccogliere al meglio la scarsa luce solare che ricevono, anche altrove nello spazio potrebbero svilupparsi fiori o altri organismi capaci di ottimizzare la debole luce del Sole, fino alla fascia di Kuiper ed oltre. È il caso di Europa, dove si ritiene esista un oceano ghiacciato sotto la coltre di ghiaccio che ha già attirato l'interesse degli astronomi come possibile sede di vita. Ma cercare sotto il ghiaccio potrebbe essere difficile, visto che il suo spessore è stimato tra 1 e 100 km: sarebbe più semplice tentare di rivelare l'esistenza di vita su Europa cercando eventuali fiori che abitino tra le fessure dei suoi ghiacci. Non sappiamo se le future missioni spaziali ci mostreranno la superficie di Europa cosparsa di ghiacciai fioriti; di certo l'idea di Dyson, che azzarda addirittura una possibile parentela tra i fiori terrestri e quelli di Europa sull'onda della panspermia, ricorda molto la barzelletta del tizio che non sa dove ha perso le chiavi di casa ma le cerca sotto il lampione, perché almeno lì c'è luce.
al planetario "Alla periferia della galassia, il Sistema Solare" 3/5 ore 17:30, 16/5 ore 16, 24/5 ore 11:00
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Il team di scienziati americani dell'Università di Berkeley che utilizza la flotta di satelliti Themis, dedicati allo studio della ionosfera terrestre, ha annunciato in un meeting a Vienna l'osservazione di impressionanti "tornado spaziali". Si tratta di vortici magnetici che si avvitano su se stessi, spingendo verso terra flussi di elettroni su traiettorie attorcigliate a spirale. Il gas ionizzato di questi tornado ruota ad una velocità di oltre 1,6 milioni di km all'ora, ridicolizzando al confronto i temibili tornado terrestri, i cui venti soffiano fino a 320 km orari. I satelliti Themis hanno osservato i tornado spaziali a una distanza di circa 60000 km dalla Terra, e le loro dimensioni sono confrontabili con quelle dell'intero pianeta. Nonostante questo non dobbiamo temere alcun danno: lungo gli imbuti magnetici dei tornado spaziali si generano intensissime correnti elettriche (superiori ai 100000 Ampère) che una volta immesse nell'atmosfera innescherebbero le meravigliose aurore boreali.
al planetario: "Il cielo degli innamorati" 31/5 ore 16
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si informa che la O.S. USI AIT ha indetto una giornata di sciopero per il 23 aprile p.v. Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto.
Si comunica che la O.S. Cgil ha indetto una assemblea per il giorno 24 marzo p.v. dalle 12.30 alle 15.30 presso la sede della Filt sita in Piazza Vittorio. Il nostro personale potrebbe assentarsi dalle 11.30/12.00 alle 16.00/16.30.
Di prima sera è ancora la luminosissima Venere a dominare il cielo verso ovest. Ma il 21 marzo inizia la primavera, e porta con sé le stelle del Leone, con la brillante Regolo - il piccolo re. Proprio accanto al Leone brilla Saturno, che sarà in opposizione al Sole il giorno 8. Questo è dunque il momento migliore per osservare il pianeta, che si trova infatti alla minima distanza dalla Terra e al massimo splendore: merita davvero uno sguardo al telescopio, anche perché proprio quest'anno i suoi anelli appaiono quasi esattamente di profilo, una circostanza che si ripete solo ogni 15 anni. Nel frattempo le costellazioni invernali, Orione e il suo seguito, sfilano verso occidente già nelle prime ore della notte, portando con sé anche la piccola cometa Lulin, che dopo l'avvicinamento alla Terra del mese scorso si indebolisce lentamente fra le deboli stelle del Cancro. (al planetario: "In viaggio tra le costellazioni" il 21/3 ore 11).
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Il telescopio orbitante Fermi ha osservato lo scorso 16 settembre un potentissimo lampo gamma - il più potente mai esploso - risalente a ben 12,2 miliardi di anni fa. Studiando il segnale raccolto dai sensori del satellite, gli astronomi si sono accorti di un piccolo ma significativo ritardo di 16,5 secondi nell'arrivo dei fotoni più energetici rispetto a quelli meno energetici. In altre parole, i raggi gamma di frequenza maggiore avrebbero viaggiato più lentamente degli altri. Una possibile interpretazione di questo ritardo inatteso (tutte le onde luminose viaggiano alla stessa velocità, 300000 km al secondo) è che a energie così elevate, le onde luminose sentirebbero la presenza delle minuscole irregolarità nella forma dello spaziotempo previste dalle fluttuazioni energetiche che avvengono nel vuoto, come l'apparizione e la scomparsa di coppie di particelle e piccoli buchi neri. Il risultato di queste fluttuazioni sono minime alterazioni nella struttura dello spaziotempo, che rallenterebbero il viaggio della luce imponendole piccole deviazioni. Insomma, i raggi gamma più potenti sarebbero in grado di "sentire" le irregolarità dello spaziotempo - la cosiddetta "schiuma quantistica" - perché si trovano a viaggiare attraverso una superficie "ruvida" e non "liscia" come quella percepita dai raggi gamma di energia inferiore. Una prospettiva interessante, che suggerisce una possibilità di coniugare la teoria della relatività con la meccanica quantistica ma, in attesa che Fermi osservi altre esplosioni simili, il dibattito resta aperto perché le possibili interpretazioni del ritardo sono tante, compresa quella che la velocità della luce dipenda dall'energia della luce stessa, e possa quindi variare molto per i raggi gamma più forti.
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Il 10 febbraio scorso due satelliti artificiali si sono scontrati in orbita, a 780km di altezza sopra la Siberia. È la prima volta che un evento del genere si verifica, e ha coinvolto il satellite americano Iridium 33 e il russo Cosmos 2251: il primo dedicato alle telecomunicazioni, il secondo ormai inattivo. Lo scontro ha generato uno sciame di rottami; più di 600 frammenti sono già stati avvistati e vengono costantemente tenuti d'occhio dal Nasa Orbital Debris Office. Infatti l'episodio risolleva il problema dei detriti spaziali, che vanno da vecchi satelliti in disuso abbandonati sulle loro orbite, a piccoli oggetti come la borsa di attrezzi perduta da un'astronauta dello Shuttle qualche mese fa, e innumerevoli schegge di minori dimensioni: in tutto se ne contano oltre 13000, molti di più sono fuori controllo e tutti possono mettere a rischio la sicurezza delle missioni spaziali, poiché viaggiano a circa 30 mila km/h. La Stazione Spaziale Internazionale non sembra immediatamente minacciata dai nuovi detriti, poiché orbita molto più in basso (350 km di altezza), mentre qualche preoccupazione si nutre per il telescopio Hubble, situato a 565 km. Per questo l'agognata missione di riparazione del telescopio potrebbe slittare ancora (al planetario: "Indovina la stella!" il 1/3 e 8/3 ore 12:30).
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Si informa che la O.S. CGIL ha indetto una giornata di sciopero generale contro la crisi economica per il 13 febbraio p.v. Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto.
Continua anche in questo mese il periodo di massimo splendore di Venere nel cielo della sera (è addirittura possibile scorgerla ancora prima che il Sole sia tramontato). Mentre Venere tramonta ad occidente, a est già sorge Saturno, fra le stelle del Leone. Verso sud il cielo è ancora dominato da Orione, Sirio e i Gemelli, mentre il Grande Carro comincia a rialzarsi sull'orizzonte di nord-est. Una piccola cometa, la cometa Lulin, è visibile nel cielo del mattino mentre attraversa le costellazioni della Bilancia, della Vergine (passerà accanto alla stella Spica intorno al 15/2) e del Leone (si avvicinerà alla stella Regolo a fine mese). Per osservarla conviene utilizzare un buon binocolo, ma nell'ultima settimana di febbraio la cometa Lulin potrebbe essere visibile anche ad occhio nudo.
(al planetario: "Le comete, vagabonde del sistema solare" il 7/2 ore 16).
2009 BD è la sigla di un minuscolo asteroide scoperto il mese scorso, così piccolo che non farebbe nemmeno notizia se non fosse per la sua curiosa orbita: quasi la stessa della Terra! Questo pianetino di appena 10 metri si muove infatti intorno al Sole su una traiettoria che non si discosta mai più di 15 milioni di km dal nostro pianeta. Si può quasi dire che 2009 BD è una sorta di piccola "seconda Luna", che accompagna la Terra avvicinandosi fino a 644000 km – circa una volta e mezzo la distanza della Luna. Sappiamo già che da quella posizione l'asteroide non pone nessun rischio di impatto con il nostro pianeta, tuttavia sembra divertirsi a pedinare la Terra spiandola da lontano. Un caso che ricorda quello del pianetino 2003 YN107, che per alcuni anni si è mosso come una vera luna intorno alla Terra, per poi allontarsi nel 2006. Non sappiamo ancora quanto stabile sia l'orbita di 2009 BD, di certo ci terrà compagnia almeno fino al novembre 2010. Asteroidi collocati su orbite così vicine sarebbero obiettivi ideali per sonde capaci di estrarre e riportare a Terra le loro risorse minerarie.
(al planetario: "Incontri ravvicinati con gli asteroidi" il 7/2 ore 12:30)
È ben noto che è del tutto inutile credere alle promesse di svariati siti internet che offrono stelle "in vendita" con tanto di certificato "di proprietà" in cambio di una somma di denaro: nessuno mai riconoscerà la vostra pretesa di dare il vostro nome a una stella per il semplice motivo che le stelle non sono di nessuno dunque nessuno può vendervele. Di conseguenza il vostro nome non figurerà in alcun catalogo stellare. Per non fare la figura dell'americano ingenuo che compra da Totò la Fontana di Trevi, dunque, se desiderate dare il vostro nome a una stella c'è una possibilità più concreta: sul sito della missione Kepler della NASA è possibile "adottare" una stella, da scegliere tramite Google Sky tra le 100000 stelle della costellazione del Cigno che saranno studiate nell'ambito del progetto Pale Blue Dot (piccolo punto blu). Basta cliccare su una stella di vostro gradimento e il catalogo aggiornerà il suo ID con il vostro nome. I 10 dollari richiesti per l'adozione serviranno per finanziare il progetto e l'analisi dei dati. Il bello è che l'obiettivo della missione Kepler - che verrà lanciata il 6 marzo prossimo - è cercare pianeti extrasolari simili alla Terra, così potreste venire a scoprire che la stella da voi adottata è in realtà un Sole con dei pianeti intorno!
(al planetario: "Verso mondi lontani" il 15/2 ore 11)
Si segnala che presso il Planetario e Museo Astronomico di Roma, nelle giornate di giovedì 22 e venerdì 23 gennaio gli spettacoli delle ore 12.30 saranno aperti agli studenti della scuola Explainer e colleghi Università Romane che collaborano ai nostri programmi di ricerca.
Si informa che mercoledì 28 gennaio la O.S. CISL ha indetto una assemblea sindacale riservata agli iscritti presso la sede Cisl Fp.
Possibili disagi dalle ore 8.00 alle ore 12.00 in tutto il circuito Musei in Comune.
Si informa che per motivi organizzativi legati al festival delle scienze 2009, venerdì 16 gennaio il Planetario verrà chiuso al pubblico pertanto sono annullati gli spettacoli delle 9.30, 11.00 12.30.
Continua l'avventura spaziale indiana e cinese con obiettivo la Luna. Il 14 novembre la navicella Chandrayaan-1, da circa una settimana in orbita intorno al nostro satellite naturale, ha spedito al suolo una sonda d'impatto, nei pressi del polo sud, dove ci si aspetta di poter trovare tracce di ghiaccio a ridosso del cratere Shackleton. A bordo ci sono tre strumenti: un sistema video, un altimetro radar e uno spettrometro di massa per indagare la sottilissima atmosfera. Le immagini della discesa sono state trasmesse a terra con successo in tempo quasi reale. Quasi contemporaneamente la sonda cinese Chang-e completava il laborioso progetto di un anno di osservazioni orbitali, producendo un nuovo atlante lunare ad altissima definizione e preparando la strada a una seconda missione prevista per il 2011 e ad uno spettacolare allunaggio finale nel 2012 (al planetario: “Il fascino di Selene” il 24/12 ore 11).
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E' possibile correlare lo sviluppo dei minerali con l'attività biologica sul nostro pianeta? A questa domanda hanno tentato di rispondere Robert Hazen e Dominic Papineau del laboratorio geofisico del Carnegie Institution, esaminando i processi fisici, chimici e biologici che hanno trasformato gradualmente una dozzina di minerali primordiali provenienti da polveri interstellari nelle migliaia di minerali presenti oggi sul nostro pianeta. Nelle polveri primordiali al momento della formazione del sistema solare esistevano già tutti gli elementi ma le condizioni ideali per la formazione della gran quantità di minerali che oggi conosciamo, sono il frutto delle continue trasformazioni del nostro pianeta. L'interazione tra tettonica delle placche, vulcani, acque e soprattutto lo sviluppo delle diverse forme di vita, hanno accelerato questi lenti processi di trasformazione. I microorganismi e le piante ad esempio hanno accelerato la produzione dei minerali vari dell'argilla, l'evoluzione degli organismi con guscio ha portato alla formazione di depositi di calcite che erano rarissimi prima dello sviluppo della vita sul nostro pianeta (al planetario: “Viaggio nel tempo, fra Terra e cielo” il 6/12 ore 16).
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si informa che la O.S. CGIL ha indetto un’ assemblea sindacale per il 09 dicembre p.v. dalle 13.00 alle 15.00 segnaliamo possibili disagi dalle ore 12.15 alle 16.00 in tutto il circuito Musei in Comune.
si informa che il 12 dicembre la CGIL ha indetto una giornata di sciopero generale contro la crisi economica per tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati.
Questo potrà comportare delle ripercussioni sul servizio svolto nei Musei compresa l’interruzione dei servizi al pubblico.
Aperture straordinarie del planetario nei seguenti giorni: 8 dicembre, 29 dicembre 2008 e 5 gennaio 2009 dalle ore 9.00 alle 14.00 che coincidono con dei lunedì (giornata settimanale di chiusura dei Musei).
si informa che le OO.SS. CGIL- CISL e UIL, per la mancanza di certezze sul rinnovo del contratto del Servizio Informagiovani e per l’instabilità occupazionale dei lavoratori del servizio stesso, hanno indetto una giornata di sospensione dal lavoro per il 21 novembre p.v. Potrebbero esserci delle ripercussioni sul servizio svolto nei Musei.
l’Organizzazione Sindacale CIL ha indetto un’ assemblea per il 19 novembre per tanto segnaliamo possibili disagi dalle ore 12.15 alle 16.15 in tutto il circuito Musei in Comune.
In novembre il cielo dispone nel suo quadrante meridionale tutte le costellazioni che rappresentano i personaggi del mito di Andromeda, racchiuse in una vasta area del cielo ed unificate da un unico racconto. Cassiopea, vero simbolo del cielo di questa stagione con la sua sinuosa forma a W, ora svetta allo zenit, accompagnata da Cefeo, Andromeda, Perseo, Pegaso e più a sud Cetus, il mostro marino. Tutte insieme formano il più esteso quadro mitico raffigurato nella volta celeste.
Intanto Venere estende la sua presenza nel cielo occidentale dopo il tramonto, mentre Giove ormai indebolito nel suo splendore tramonta sempre prima, avviandosi alla prossima congiunzione col Sole. Il cielo di novembre ospita anche un altro importante appuntamento astronomico: la pioggia delle Leonidi, stelle cadenti che appaiono intorno al giorno 17 tra le fauci del Leone (meglio visibili dopo la mezzanotte, verso Est). Quest’anno tuttavia non si prevede un’attività rilevante per questo sciame di meteore, anche perché le osservazioni verranno disturbate dalla presenza della Luna, piena il giorno 13.
Al planetario 22/11 alle 11.00
In viaggio tra le costellazioni
Scheda
Leonidi 2008: www.earthsky.org/radioshows/52743/bright-moon-wipes-out-2008-leonid-shower
Altro che Katrina, Gustav e Ike: gli uragani che imperversano nei cieli di Saturno sono davvero colossali rispetto ai loro cugini terrestri. Recenti immagini della sonda Cassini, che ha sorvolato i poli del pianeta, mostrano che sia in corrispondenza del polo nord che di quello sud si trovano due immensi vortici, vasti più del doppio dell’intera Terra.
Entrambi sono “seduti” sui poli del pianeta, e innalzano le loro muraglie di nubi per oltre 60 km nell’atmosfera. Il ciclone sul polo sud misura oltre 30000 km, quello a nord, di 24000 km, è circondato da una sorprendente struttura di nubi disposte a forma di esagono (nota fin dagli anni ’80 grazie alle missioni Voyager), che si avvolgono lungo l’intero periplo del pianeta.
I venti che animano la rotazione di questi giganteschi uragani soffiano a più di 500 km/h. Al loro interno si notano addirittura numerosi sotto-vortici, sviluppati dalle turbolenze convettive che alimentano la circolazione dei cicloni trasportando calore dagli strati sottostanti dell’atmosfera di Saturno.
Al planetario il 16/11 alle 17:30
Tra gli anelli di Saturno
Leggi la notizia su
www.skyandtelescope.com/news/30937894.html
Durante la prima settimana di osservazioni nello spazio, lo scorso luglio l’osservatorio a raggi gamma Fermi (dedicato dalla Nasa al grande fisico italiano) è riuscito a svelare l’identità di una strana sorgente di impulsi gamma all’interno di un resto di supernova distante 4600 anni luce. Si tratta di una pulsar che ruota con un periodo di 0.3 secondi, ed è la prima identificata grazie a osservazioni nella banda gamma dello spettro. Poiché indicazioni teoriche suggeriscono che il fascio di radiazione emesso dalle pulsar sia più ampio alle frequenze gamma rispetto alle onde radio, gli astronomi ritengono che questa scoperta sia solo la prima di numerose altre, che andrebbero a riempire molti resti di supernova apparentemente privi di un residuo della stella esplosa, ovvero una stella di neutroni.
Secondo Alice Harding, fra gli autori della scoperta, l’osservatorio Fermi, costato 690 milioni di dollari, ha dimostrato subito quanto vale, e con la sua missione di cinque anni aiuterà a scoprire moltissime pulsar che ai radiotelescopi restano nascoste.
Al planetario il 9/11 alle 17:30
Caccia ai lampi gamma
Leggi la notizia su
www.skyandtelescope.com/news/31022909.html
Il mese di ottobre è trascorso lasciandosi dietro l’eco dell’impatto con la Terra di un minuscolo asteroide grande appena 5 metri, chiamato 2008TC3: un evento assai significativo poiché si tratta del primo caso in cui la collisione è stata prevista in anticipo - ma la scoperta è avvenuta meno di 24 ore prima che l’asteroide precipitasse.
Nonostante ciò sono scarsissime le testimonianze dell’esplosione: solo un’immagine ottenuta dal satellite meteorologico Meteosat 8 in orbita intorno alla Terra ha ripreso dall’alto l’ingresso del bolide in atmosfera, sopra le aree desertiche del Sudan.
Intanto si avvicina un altro appuntamento di grande impatto, quello con il 2009, Anno Internazionale dell’Astronomia, e il Planetario si sta attrezzando, assieme ai suoi partner del progetto “Roma Città Astronomica”, per formare un pool di explainers scientifici da coinvolgere nelle numerose attività previste.
Per questo ci preme segnalare l’annuncio di un corso di formazione, riservato a studenti e laureati in materie scientifiche che abbiano interesse per la comunicazione dell’astronomia. Il corso si svolgerà durante i mesi di novembre e dicembre secondo le modalità descritte nel bando.
Poiché la scadenza per le iscrizioni è fissata al 10 novembre, invitiamo tutti gli interessati a contattarci direttamente via email all’indirizzo:
v.vomero@museiscientificiroma.eu
Per tutte le informazioni potete consultare il bando all'indirizzo
www2.comune.roma.it/planetario/bandoexplainer.doc
Lo staff del Planetario
Da oggi è attivo il modulo con il quale è possibile esprimere in modo semplice ed immediato il proprio giudizio sui siti del sistema Musei in Comune.
La vostra opinione sul portale Musei in Comune
La vostra opinione sul sito dei Musei Capitolini
La vostra opinione sul sito dei Musei Capitolini Centrale Montemartini
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La vostra opinione sul sito del Museo di Roma in Trastevere
La vostra opinione sul sito dei Musei di Villa Torlonia
La vostra opinione sul sito del Planetario Museo Astronomico
Roma Pass è la card turistico-culturale della Capitale che offre agevolazioni economiche e servizi che facilitano la visita dei musei della città.
La Roma Pass, al costo di 25 euro permette per 3 giorni consecutivi, di usufruire gratuitamente dell’accesso ai primi due musei e siti archeologici e dell’intera rete di trasporti pubblici; l’ingresso ridotto e gli sconti sono offerti per i successivi musei e siti visitati, per le mostre, per gli eventi di teatro, danza e tutti gli altri servizi turistici.
Come acquistarla
telefonando al Call Centre 0039 060608 (max 20 card, modalità di pagamento: carta di credito Visa e Mastercard).
presso:
tutti i Musei e siti del circuito
i Punti Informativi Turistici del Comune di Roma:
- PIT Castel S. Angelo, Lungotevere Vaticano. Dalle 9.30 alle 19.00
- PIT Ciampino, Aeroporto G.B.Pastine - Arrivi Internazionali, area ritiro bagagli. Dalle 9.30 alle 18.30
- PIT Cinque Lune, Piazza delle Cinque Lune (Piazza Navona). Dalle 9.30 alle 19.00
- PIT Fiumicino, Aeroporto Leonardo Da Vinci - Arrivi Internazionali al Terminal 3. Dalle 9.00 alle 18.30
- PIT Minghetti, Via Marco Minghetti (angolo Via del Corso). Dalle 9.30 alle 19.00
- PIT Nazionale, Via Nazionale (Palazzo delle Esposizioni). Dalle 9.30 alle 19.00
- PIT S. Maria Maggiore, Via dell'Olmata. Dalle 9.30 alle 19.00
- PIT Termini, Stazione Termini - Via Giovanni Giolitti, 34. Dalle 8.00 alle 20.00
- PIT Trastevere, Piazza Sidney Sonnino. Dalle 9.30 alle 19.00
APT - Azienda di Promozione Turistica di Roma, Via Parigi 5
Complesso del Vittoriano, Via di San Pietro in Carcere
Visitor Centre, via dei Fori Imperiali
Palazzo dell'Esposizioni, Via Nazionale 194
Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16
Per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale
www.romapass.it
Si comunica che martedì 14 ottobre dalle 13.30 alle 17.30 e giovedì 16 ottobre dalle 10.00 alle 14.00 alcune sale o l'intero Museo potrebbero essere chiusi al pubblico per assemblea sindacale del personale.
Si comunica inoltre che venerdì 17 ottobre alcune sale o l'intero Museo potrebbero essere chiusi al pubblico per sciopero generale.
La Direzione del Museo si scusa per gli eventuali disagi.
Il cielo di ottobre mette in mostra due astri luminosissimi subito dopo il tramonto: Venere che si sta lentamente liberando dai bagliori solari ed appare con la sua luce intensa a sud-ovest, e Giove che dopo aver dominato le notti estive si avvia a tramontare sempre prima. Ma nascosti tra le stelle del Capricorno e dell’Acquario, altri due pianeti sono in questo mese nelle migliori condizioni di visibilità, per chi dispone di un telescopio: Urano e Nettuno (vedi mappa del cielo). Tra le stelle, a nord est è ormai alta Cassiopea mentre a sud transita il grande quadrato di Pegaso; nella seconda parte della notte si alzeranno ad est le stelle dell’inverno, con la fulgida Capella nell’Auriga ad annunciarle. Proprio da oriente, nella notte del 21 ottobre, vedremo scaturire le scie delle stelle cadenti Orionidi, generate dalla cometa di Halley, che appaiono in cielo da un punto situato appena a nord di Betelgeuse, la stella rossa che rappresenta una delle spalle di Orione. Per osservarle converrà attendere almeno la mezzanotte (al planetario "In viaggio tra le costellazioni" il 26/10 alle 16).
Ha ricevuto molta attenzione da parte dei media la recente scoperta di un possibile compagno di massa planetaria della stella 1RXS J160929.1-210524 nella costellazione dello Scorpione. A colpire è l’immagine “diretta” dell’oggetto ottenuta dal telescopio Gemini North delle Hawai, che, pur non essendo un unicum nel campo dei pianeti extrasolari (c’è un precedente datato 2004), è comunque uno dei rari casi di “visualizzabilità” di un mondo esterno al nostro sistema planetario. La natura di quella sorgente luminosa non è tuttavia affatto certa: anche se studi spettroscopici ne confermano la piccola massa (otto volte il nostro Giove) occorreranno lunghi studi per appurare se sia legata gravitazionalmente alla stella brillante ad appena due arcosecondi di distanza. Nel frattempo molti specialisti storcono il naso: troppo lontano per essere un pianeta così grande. Come ha fatto a formarsi a ben 330 unità astronomiche dal centro del sistema? In fin dei conti una briciola rocciosa come Plutone non si allontana più di una cinquantina di unità astronomiche dal Sole, e ipotizzare l’espulsione dalle regioni interne è faccenda meccanicamente assai complicata. L’unica soluzione per sciogliere il mistero sembra essere quella di armarsi di notevole pazienza. A quella distanza il pianeta alieno impiega millenni a percorrere la sua orbita, ma su scale di tempi decisamente più umane sarà possibile misurare - se esiste - il moto comune della stella e del suo potenziale, enigmatico compagno.
(al planetario "Verso Mondi Lontani" il 18/10 alle 12:30).
Da secoli un’ombra grava sulla vulgata delle circostanze che conducono all’invenzione del telescopio: tre artigiani olandesi (Lipperhey, Jansenn e Metius) la rivendicano quasi contemporaneamente quattro secoli fa, ma i loro resoconti sono contraddittori, ambigui, poco credibili. Ed ecco che, in assenza di documenti ulteriori, gli storici concordano su una scoperta casuale, all’alba del 1600, nel territorio dei Paesi Bassi. Ricostruzioni alternative sono state fin qui tentate, ma senza successo: c’è chi ipotizza una nascita del cannocchiale in Italia, chi la attribuisce a Giovan Battista Porta, chi al nobile toscano Raffaele Gualterotti. Ora lo storico inglese non professionista Nick Pelling propone sulla rivista “History Today” una nuova, complessa teoria, sulla base di testi dell’epoca e delle ricerche di un ottico di Barcellona, José Maria Simòn de Guilleuma, morto nel 1965. Il telescopio sarebbe nato a Barcellona alla fine del ‘500, dalle mani dell’artigiano Juan Roget, che ne avrebbe venduto un esemplare dalla lente rotta a Jansenn alla Fiera di Francoforte di quel fatidico 1608. L’olandese avrebbe ingenuamente cercato lenti e consulenza dai due colleghi Metius e Lipperhey per riprodurne lo schema ottico, mostrando loro lo strumento e innescando così una vera e propria guerra di paternità sull’invenzione, fatta di menzogne, omissioni ed accuse reciproche. Difficile dire se le cose siano davvero andate così: gli storici più autorevoli sono cauti, qualcuno è possibilista, ma per confermare la teoria occorrerebbe qualche forma di testimonianza indipendente. Ciò che resta certo è che l’applicazione astronomica del rivoluzionario oggetto tecnologico è da ascrivere interamente al nostro Galileo Galilei, tra i primi a puntare con successo e consapevolezza le lenti verso il cielo. (al planetario "La Vita Segreta degli Astronomi" il 25/10 alle 11).
Il 2 ottobre 2008 si svolgerà la “Festa dei nonni” che permetterà l’accesso gratuito agli anziani con più di 60 anni accompagnati da un nipote.
I Musei che sono coinvolti in tale iniziativa sono soltanto i seguenti:
Museo Barracco
Museo delle Mura
Museo Napoleonico
Museo Carlo Bilotti
Musei di Villa Torlonia
Museo Astronomico (escluso Planetario)
Gli spettacoli del Planetario previsti il 7 e 8 ottobre sono annullati per lavori di manutenzione e revisione macchine.
una grande kermesse in collaborazione con il CNR di Roma in occasione della Notte Europea della Ricerca. Spettacoli, exhibit, documentari, performance a cavallo tra scienza e fantasia: il tutto ad ingresso gratuito tra le 17 e le 24.
Scheda evento
In questo mese di settembre, dopo il tramonto, Venere risale lentamente la china dell'orizzonte urbano occidentale per offrire lo spettacolo del proprio brillantissimo e candido dischetto. Astro dominante della prima serata di questo ultimo scorcio dell'estate, il pianeta gemello è insidiato quanto a splendore solo da Giove, che comincia a declinare ad ovest. Il giorno 1 lo vedremo a poca distanza da una sottile falce di luna, mentre il 19 si troverà ad appena un paio di gradi dalla stella Spica, bassissima sull'orizzonte. Il minuetto planetario crepuscolare iniziato ad occidente nella seconda metà di agosto (con un ravvicinatissimo rendez-vous con Mercurio) prosegue l'11, quando Venere sfiora un Marte ormai quasi impercettibile, solamente 20 primi d'arco a nord: praticamente nello stesso campo telescopico. (al planetario "Espresso per Venere" il 5/09 alle 12.30 e "La Danza dei Pianeti" il 12/09 alle 12.30).
Un curioso paradosso ha a lungo tormentato gli studiosi dei corpi minori del Sistema Solare: come mai la composizione chimica della maggioranza dei meteoriti, i minuscoli frammenti rocciosi che cadono sulla Terra, risulta assai diversa da quella degli asteroidi più vicini e a rischio impatto (i cosiddetti "Near Earth Objects")? Le osservazioni spettrali mostrano infatti con chiarezza che i materiali in gioco sono assai più simili a quelli che caratterizzano la cosiddetta "Fascia Principale", l'anello di corpi minori a metà strada tra Marte e Giove, piuttosto che ai pochi, minacciosi killer che si addentrano fin oltre l'orbita di Venere. In fin dei conti è fuor di dubbio che le stelle cadenti siano figlie proprio dei pianetini oltre che delle comete, e allora perché questa controintuitiva discrepanza? L'enigma sembra sia ormai risolto, grazie a un lavoro dell'americano Richard Binzel (MIT) e dei suoi allievi, appena pubblicato su Nature. A spiegare la provenienza dalla famiglia asteroidale "sbagliata" sarebbe un effetto di pressione di radiazione dovuto al Sole, particolarmente attivo sui frammenti più piccoli, che finirebbero catturati dall'orbita terrestre piombando nell'atmosfera. Questo cosiddetto "Effetto Yarkovsky" (dal nome dello scienziato che per primo lo teorizzò), è enormemente più efficace sui piccoli oggetti della Fascia Principale che sui NEO, più letali e chirurgici ma anche meno inclini a lasciarsi deviare dall'azione della nostra stella. (al planetario "Incontri Ravvicinati con gli Asteroidi" il 14/09 alle 17:30 e il 28/09 alle 11:00).
Astronomi statunitensi hanno indagato con due array di radiotelescopi di ultima generazione (CARMA e SMA, rispettivamente in Maryland e alle Hawai) la celebre nebulosa d'Orione e l'ammasso di stelle neonate che contiene, scoprendo che la percentuale di stelle in grado di produrre dischi protoplanetari ("proplyd") consistenti è assai bassa. Meno dell'8% degli astri analizzati presentano proplyd in grado di generare pianeti del calibro di Giove. Il risultato è in accordo con la percentuale di esopianeti trovati fin qui nei dintorni del Sole, stella che deve essere nata in una nebulosa assai simile a quella di Orione. Da precedenti ricerche si evince che il tasso di fertilità planetaria nelle regioni di formazioni stellare possa aumentare nel caso in cui la nebulosa non contenga stelle grandi e brillanti (sono proprio loro a far evaporare la polvere intorno alle stelle neonate), ma non poi troppo. Dovremo probabilmente rassegnarci a un universo in cui le stelle dotate di sistemi planetari come il nostro sono l'eccezione e non la regola. (al planetario "Verso Mondi Lontani" il 3 Settembre 2008 alle 11:00).
leggi la notizia
Conclusa la rassegna estiva Astrosummer '08, l'attività del Planetario di Roma non conosce pause e prevede il ritorno alla consueta programmazione mattutina e pomeridiana. Due gli appuntamenti serali per questo mese di settembre: il primo il 5 alle 21, con il Dottor Stellarium e i suoi assistenti in "trasferta" a Villa Torlonia, nell'ambito delle iniziative serali di Technotown, per il loro classico "Corso per Apprendisti Astronomi" dedicato ai bambini.
Scheda evento
Come ogni estate, si rinnova l'appuntamento più atteso sotto il cielo di agosto, quello con le stelle cadenti: le "Perseidi" o Lacrime di San Lorenzo appariranno copiose nelle notti tra il 10 e il 13 agosto, con un massimo di attività che quest'anno, a causa dell'anno bisestile, slitta di un giorno ed è previsto alle 13:30 del 12 agosto. Ciò significa che la notte migliore per osservarle sarà quella tra l'11 e il 12 agosto, quando si potranno contare oltre cento meteore all'ora! Ma anche nelle notti adiacenti la visibilità dello sciame sarà ottimale, specialmente dopo mezzanotte e dopo che la Luna sarà tramontata, lasciando il cielo più scuro e libero per l'apparizione anche delle scie più deboli. In realtà la pioggia delle Perseidi ha una durata molto estesa, le prime appaiono già a fine luglio e le ritardatarie continueranno a cadere fino al 20 agosto. Il loro nome deriva dalla costellazione di Perseo, dove le tracce delle stelle cadenti sembrano scaturire. Proprio là conviene volgere lo sguardo per avvistarne di più, puntando verso Nord-Est a metà tra la costellazione di Cassiopea (a forma di W) e la brillante stella Mirfak di Perseo (al planetario Quando cadono le stelle il 10/8 alle 21 e 22:30).
È ormai risaputo che al centro delle galassie si trova spesso un buco nero, più o meno massiccio. Calcolare la massa del buco nero centrale è però assai difficile, e l'unico metodo affidabile a disposizione degli astronomi è quello di studiare i movimenti delle stelle e del gas che gli orbitano intorno, tenendoli d'occhio anche per decenni per poi usarli come "bilance gravitazionali" per pesare il buco nero che li attrae. Ora però una nuova ipotesi potrebbe fornire un altro modo per conoscere la taglia del buco nero: si pensa che possa bastare misurare la temperatura del gas nelle galassie, che viene compresso dalla gravità del buco nero e si riscalda fino a emettere raggi X. Più alta è la "febbre" delle galassie, più grande sarebbe la massa del mostro che si nasconde nella loro pancia. Lo confermano le misure dell'astronomo Philip Humphrey, che come un medico ha misurato la temperatura della galassia NGC4649, scoprendo che ospita un buco nero con una massa pari a 3,4 milardi di Soli. Secondo un'altra ricerca, sembra che l'influenza del buco nero si estenda a tutta la forma della galassia: nel caso delle galassie a spirale, l'avvolgimento più o meno stretto dei loro bracci sarebbe un altro indicatore della massa del buco nero al centro (al planetario Le galassie, cellule dell'universo il 2/8 alle 22:30 e l'8/8 alle 21).
Ha finalmente un nome lo sperduto pianetino 2005FY9. Scoperto tre anni fa ai confini del sistema solare, dove orbita all'interno della fascia di Kuiper, questo asteroide ghiacciato di ben 1500km di diametro è il terzo oggetto trans-nettuniano più grande (dopo Eris e Plutone) eppure era rimasto senza nome. In seguito aveva ottenuto il numero 136472 nella lista degli asteroidi conosciuti, ma soltanto il 14 luglio scorso l'Unione Astronomica Internazionale ha dato il permesso ai suoi scopritori di battezzarlo ufficialmente. Così oggi questo lontano pianetino può fregiarsi del nome di Makemake, dio della fertilità e creatore dell'umanità secondo le credenze dell'Isola di Pasqua. Makemake è un pianeta nano, ovvero uno dei membri della nuova classe di pianeti di serie B, creata nel 2006 dall'Unione Astronomica Internazionale per dare un contentino ai delusi dall'esclusione di Plutone dai pianeti maggiori. Proprio in onore del suo capostipite, i pianeti nani vengono designati anche come "plutoidi". Curiosamente, Makemake è l'unico tra i plutoidi a non avere satelliti intorno a sé (al Planetario “I segreti del pianeta X” il 2/8 alle 21 e il 17/8 alle 22:30).
Dopo il notevole riscontro di pubblico ottenuto in luglio, continua per tutto il mese di agosto al Planetario di Roma la rassegna Astrosummer '08, con un ricco cartellone di eventi serali nel pieno dell'Estate Romana. Tutte le sere tranne il lunedì, vi invitiamo a scoprire le notti stellate del planetario con i migliori spettacoli astronomici alle 21 e 22:30 (sabato e domenica anche alle 17 e 18). La programmazione di Astrosummer '08 si rivolge al pubblico di tutte le età: questo mese vi segnaliamo in particolare lo speciale Astrobimbi di Ferragosto, con due spettacoli del Dottor Stellarium dedicati ai bambini fra cui una nuova avventura "in crociera tra i pianeti". Il 19 agosto saremo ancora una volta "Astronomi per una notte" e torneremo a collegarci con il Virtual Telescope per osservare il cielo estivo in diretta. Appuntamento finale il 31 agosto per l'evento conclusivo di Astrosummer '08: la presentazione in anteprima del nuovo cd/concerto del pianista Giovanni Renzo: Atlas Coelestis, affascinante viaggio sonoro attraverso i cieli osservati da Galileo Galilei.
Buona estate stellata
Lo staff del Planetario
Ad agosto il divertimento è scontato!
Se hai tra i 18 e i 30 anni, sconto del 10% su tutti gli acquisti effettuati presso le librerie del Sistema Musei Civici di Roma. E' sufficiente presentare un documento attestante l'età e la non residenza a Roma.
Elenco librerie museali:
Musei Capitolini
Centrale Montemartini
Mercati di Traiano
Museo dell'Ara Pacis
Museo della Civiltà Romana
Museo delle Mura
Museo di Roma
Museo Napoleonico
MACRO
Museo Barracco
Museo Carlo Bilotti
Museo Pietro Canonica
Museo di Roma in Trastevere
Musei di Villa Torlonia
Planetario e Museo Astronomico
Museo Civico di Zoologia
Sempre più spesso pietre, rovine e scavi ci parlano degli astri, riflettono come un enigmatico specchio terrestre culti, filosofie e immagini del firmamento. Ma quale era davvero il rapporto con il cielo delle grandi civiltà del passato? Quali sono le tracce architettoniche che ci parlano di conoscenze astronomiche? Quali i metodi utilizzati dagli storici e dagli astronomi per svelarle?
Sono le domande a cui cercherà di rispondere mercoledì 16 luglio alle ore 21, nella cornice del Planetario di Roma, Vito Francesco Polcaro dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell’INAF, autorevole membro della Società Italiana di Archeoastronomia.
Il caldo torrido invade la capitale e il Planetario di Roma apre finalmente in notturna al pubblico dell’Estate Romana, proponendo per due mesi il cartellone di AstroSummer 2008. Le notti cittadine si popoleranno di astri e pianeti, in una lunga programmazione per tutte le età: dai migliori spettacoli astronomici delle passate stagioni al nuovo show “Notturno Stellare”, dagli interventi di numerosi ricercatori ospiti sotto la cupola alle serate dedicate ai bimbi, dalle osservazioni col telescopio virtuale alla musica del firmamento. Gli spettacoli si terranno ogni sera - eccetto il lunedì - alle 21 e alle 22:30, ma anche alle 17 e alle 18 del sabato e della domenica. Dopo l’apertura del 30 giugno in omaggio al Centenario del Mistero Tunguska, un altro grande evento chiuderà il 31 agosto la rassegna: la presentazione in anteprima del nuovo cd/concerto del pianista Giovanni Renzo: Atlas Coelestis, affascinante viaggio sonoro attraverso i cieli osservati da Galileo Galilei.
Lo staff del Planetario
Mentre Marte e Saturno tramontano in pieno crepuscolo, gli afosi e opachi cieli urbani di luglio portano alla ribalta il colosso del sistema planetario: Giove, astro di incontrastato e inconfondibile splendore, brillantissimo in basso a meridione. Il re dei pianeti è infatti già ben visibile in prima serata nella parte orientale della costellazione del Sagittario. E’ anche un momento favorevole per godere (lontani dall’inquinamento luminoso di Roma) dello spettacolo ineguagliabile della Via Lattea: è alta per tutta la notte e riserva dallo Scorpione a Cassiopea splendidi panorami, campi stellari affollatissimi di astri e nebulose. Chi apprezza il brivido dell’imprevisto può inoltre tentare all’inizio del mese una impresa senza certezze, e cioè la caccia alla cometa Boattini, che uscendo dalla congiunzione col Sole riemerge nei cieli boreali poco prima dell’alba, a cavallo tra Eridano, il Toro e la Balena. Si tratta di un astro chiomato fin qui di mediocre splendore, ma gli esperti non escludono la possibilità che si accenda imprevedibilmente dopo il giro di boa intorno alla nostra stella, per raggiungere e magari superare la soglia di visibilità ad occhio nudo. Può valere la pena cercarla prima dell’alba, anche se con tutta probabilità non sarà un oggetto brillante e gli astronomi paventano anche una sua totale disintegrazione al perielio (al planetario "Le stagioni del cielo" il 17/7 alle 21).
Visualizza la traiettoria della cometa su
www.aerith.net/comet/catalog/2007W1/2007W1.html
Una survey vasta e dettagliata del telescopio spaziale infrarosso Spitzer, che beneficia a quella lunghezza d’onda di visuali relativamente sgombre di polveri interstellari, sembra mettere in discussione la morfologia della Via Lattea, fin qui considerata come una galassia spirale barrata con quattro bracci principali. I nuovi conteggi di stelle mettono in evidenza l’assoluta prominenza del braccio del Centauro-Scudo e del Perseo, mentre tendono a sminuire la consistenza dei due bracci di Norma e del Sagittario. Si conferma invece la presenza di una “barra” ben sviluppata da cui partono i bracci principali. Le misure dell’esperimento FIRAS a bordo del vecchio satellite COBE, viceversa, difendono il vecchio modello basandosi sulla distribuzione del carbonio ionizzato e degli atomi di azoto. La discrepanza è probabilmente solo apparente, e dovuta ai diversi metodi di indagine utilizzati: intorno ai bracci principali, ben nutriti di stelle, ne esisterebbero due non ben sviluppati e più “gassosi” (al planetario “Lungo la Via Lattea” il 7/8 alle 21).
Per saperne di più
www.skyandtelescope.com/news/19599619.html
Continua l’interminabile saga dell’acqua sul Pianeta Rosso. Il Phoenix Lander della Nasa, da poco atterrato nei pressi della calotta polare marziana, ha fotografato sotto il suo ventre metallico una serie di chiazze biancastre, a prima vista indubbiamente acqua congelata (la temperatura esterna non è sufficientemente bassa per mantenere in quello stato dell’anidride carbonica). La buona notizia è che non occorre cercare troppo a fondo nel sottosuolo (come sembravano indicare le recenti misure del radar MARSIS), quella cattiva che la pozza ghiacciata è al di fuori delle possibilità di manovra del braccio meccanico per raggiungerla e confermarne senza ombra di dubbio la natura. Ma le sorprese della nuova missione marziana non finiscono qui: le prime analisi del suolo sembrano indicare una composizione chimica del terreno straordinariamente “familiare”. L’acidità del suolo è contenuta (pH tra 8 e 9), ma per tutto il resto nulla di particolarmente alieno o estremo rispetto al terriccio che potremmo trovare nel cortile di fronte casa. Tanto che gli scienziati si sono già sbizzarriti ad immaginare i tipi di coltivazione sostenibili in loco. Si parla di asparagi, fagioli, rape, e di difficoltà notevoli nel far crescere le fragole (al planetario “I Canali di Marte” il 22/7 alle 21).
Per saperne di più
www.skyandtelescope.com/news/22064474.html
Il rapporto intenso che lega “Roma e il suo cielo” sarà al centro dell’incontro di sabato 5 luglio alle 21.00 al Planetario nel corso del quale il Prof. Roberto Buonanno dell’Università di Tor Vergata e presidente della Società Astronomica Italiana presenterà il suo libro “Il Cielo sopra Roma”.
Si comunica che mercoledì 19 giugno 2008 dalle 13.30/14.00 alle 17.00/17.30 i Musei in Comune potrebbero avere limitazioni di aperture al pubblico per la concomitanza con un'assemblea sindacale del personale.
Con una risoluzione votata lo scorso dicembre, l’ONU ha dichiarato formalmente il 2009 “International Year of Astronomy”. Sarà un anno dedicato alla riscoperta del cielo e dei suoi fenomeni, dell’astronomia e delle scienze del cielo, dalla sua lunga storia agli sviluppi più innovativi. Un anno in cui tutti i protagonisti dell’astronomia e astrofisica mondiale, con il coinvolgimento di astrofili e appassionati, si prodigheranno per estendere a tutti la passione per l’osservazione e la conoscenza del cielo. In ben 140 paesi sono in preparazione progetti rivolti al pubblico, ai bambini, alle scuole, ai disabili, agli abitanti dei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è restituire a tutti la consapevolezza di essere abitanti di un universo meraviglioso, tutto da riscoprire, in linea con il motto dell’anno internazionale dell’astronomia: “L’universo, a te scoprirlo”. Nel 2009 cade la ricorrenza dei 400 anni da quando Galileo puntò per la prima volta il suo cannocchiale al cielo stellato, rivoluzionando per sempre la conoscenza dell’universo: anche per questo l’Italia ha avuto un ruolo preminente nel promuovere l’iniziativa presso l’ONU. Il Planetario è tra i promotori di un gruppo di lavoro che riunisce i principali istituti che si occupano di astronomia a Roma, e ha lanciato il progetto “Roma Città Astronomica”, con numerose attività divulgative per coinvolgere la città e trasformare il 2009 in una grande festa del cielo. Un’occasione da non perdere per vivere fino in fondo la nostra passione per le stelle!
Lo staff del Planetario
Per saperne di più
www.astronomy2009.org
www.astronomy2009.roma.it
A movimentare la scena notturna, arriva nei cieli di giugno una cometa tutta italiana, scoperta dall’astronomo Andrea Boattini dal Mount Lemmon Observatory in Arizona. Attualmente la cometa sta attraversando le costellazioni del Cane Maggiore e della Lepre, ed è dunque assai difficile da scorgere anche con un telescopio, bassa verso ovest dopo il tramonto. Nelle fotografie appare come un bulbo sferico ma senza coda. Sebbene sia stata avvistata già nel novembre scorso, è impossibile fare previsioni esatte sul suo splendore: le più ottimistiche indicano che potrebbe rendersi visibile anche ad occhio nudo nel mese di luglio, quando riemergerà dal bagliore del Sole nel cielo del mattino, fra le stelle del Toro.
Il 12 giugno la cometa Boattini transiterà a soli 30 milioni di km dalla Terra, e c’è addirittura chi ipotizza che la Terra potrebbe tuffarsi fra i frammenti della sua coda a fine agosto, regalandoci una spettacolare pioggia di meteore. C’è invece chi non ha resistito ad associarla subito alle recenti catastrofi, insinuazione a cui lo scopritore ha replicato, sorpreso: “Basta che poi non diano la colpa a me”. (al planetario: “Le comete, vagabonde del sistema solare”, 8/6 ore 16)
Gli astronomi si sono sempre lamentati del fatto che la Via Lattea sembra essere molto avara di supernovae: l’ultima esplose nel 1604, quando Galileo doveva ancora inventare il cannocchiale. Ma un gruppo di astronomi internazionali ha pubblicato la scoperta di un guscio di gas in rapida espansione, vicino al centro della galassia: è il resto di una supernova più recente di quella di Galileo. Tracciando l’espansione della bolla di gas all’indietro nel tempo, si scopre che la stella che la creò esplose non più di 150 anni fa. Dunque gli astronomi di fine ‘800 avrebbero dovuto avvistarla. Ma nella direzione del centro galattico, fra le stelle del Sagittario, si addensano vaste nubi di polveri opache che oscurano la luce delle stelle retrostanti: per questo la supernova passò inosservata. Intanto l’onda d’urto dell’esplosione continua ad espandersi alla velocità di ben 15000km al secondo (al planetario: “Fuochi d’artificio spaziali”, 15/6 ore 17:30).
L’interno di Marte è più freddo del previsto: lo mostrano i dati della sonda Mars Reconnaissance Orbiter, che ha usato il suo radar – di fabbricazione italiana - per studiare gli strati di ghiaccio, sabbia e polvere che compongono la calotta polare marziana compiendo dei carotaggi simili a quelli che gli scienziati hanno scavato nei ghiacci dell’Antartide. Si nota che la crosta di Marte non si flette sotto il peso della calotta ghiacciata, lasciando intuire che la litosfera del pianeta (la parte che si frattura nei terremoti) è più rigida e dunque più fredda di quanto ci si aspettasse. Ogni eventuale forma di vita batterica presente su Marte sarebbe quindi sepolta a grandi profondità nel sottosuolo, dove le temperature salgono e l’acqua congelata si scioglie. Un bel punto di partenza per le indagini che la sonda Phoenix Mars Lander comincerà nei prossimi giorni, dopo essere atterrata vicino al polo nord di Marte il 25 maggio (al planetario: “I canali di Marte”, 14/6 ore 16).
Marte e Saturno brillano ancora incontrastati nei cieli romani di maggio, sempre più ad ovest, mentre ad oriente si affacciano gli astri caratteristici della primavera, già in prima serata. Tra questi spiccano, ben individuabili tra le luci urbane, le brillanti stelle Arturo nel Bootes e Vega nella Lyra. Il cielo di questa stagione è ideale per la caccia a oggetti di profondo cielo come le galassie, numerose nella regione che si estende tra la Vergine, il Leone e la Chioma di Berenice, ma una interessante possibilità per scoprire la più vicina mutevolezza degli spazi galattici ce la offre l’apparizione di due deboli stelle novae nel Cigno e nel Sagittario. Le Novae sono fasi esplosive di sistemi binari in cui una delle due stelle è una nana bianca che risucchia materia alla compagna: di tanto in tanto il minuscolo sole freddo e compatto si libera con violenza della massa in eccesso e si accende un luminoso spettacolo celeste. Ambedue gli oggetti sono così deboli da risultare invisibili ad occhio nudo, ma sono alla portata di telescopi amatoriali lontani dalle luci cittadine. La prima, V2491, è stata scoperta il 10 aprile, la seconda il 19 da astrofili giapponesi (al planetario “Le Stagioni del Cielo” il 10/5 alle 16).
Un team guidato da scienziati francesi e canadesi ha scoperto la stella di tipo spettrale più avanzato (e dunque più fredda) ad una distanza di 40 anni-luce nella costellazione della Balena. Si tratta di una cosiddetta “nana bruna”, un astro di massa davvero minima, una quindicina di volte quella del pianeta Giove. La sua temperatura superficiale è di appena 350°, paragonabile a quella di un normale forno da cucina, talmente bassa che la sua luce infrarossa non viene percepita dall’occhio umano ma solo da rivelatori sensibili a queste lunghezze d’onda. Le nane brune sono un vero “anello mancante” tra pianeti e stelle e CFBDS0059 (questo il nome tecnico dell’astro) è un oggetto particolarmente antico, col primato aggiuntivo di essere la prima stella a mostrare segni di ammoniaca nel proprio spettro. Per questa nana bruna è stato creato un tipo spettrale ad hoc oltre agli esistenti O, B, A, F, G, K, M, L e T: la Y (al planetario “Di Stella in Stella” il 3/5 alle 12:30)
L’ipersensibilità all’allarme asteroidi ha giocato un bello scherzo ai media di mezzo mondo (e ai loro lettori) quando il 4 aprile scorso il tabloid tedesco Bild ha diffuso la storia di un ragazzino di 13 anni, Nico Marquardt, che avrebbe corretto le previsioni della Nasa sul rischio di impatto dell’asteroide Apophis con la Terra nel 2036. Secondo il genietto la probabilità di uno scontro sarebbe di 1 su 450 e non di 1 su 45000, ovvero cento volte maggiore, a causa dell’eventualità che Apophis, passando in prossimità del nostro pianeta nel 2029, colpisca uno dei tanti satelliti geostazionari in orbita e venga deviato fino a cadere sulla Terra al passaggio successivo. In realtà la massa di un satellite è trascurabile rispetto a quella dell’asteroide, e pretendere che uno scontro lo possa deviare è come voler mandare fuori strada un tir colpendolo con una pallina da ping pong. A quanto pare in tanti hanno creduto che ciò sia possibile, tanto che la Nasa ha dovuto ufficialmente smentire la notizia (al planetario “Asteroidi killer” il 11/5 alle 11).
In vendita una card valida sei mesi che offre 4 spettacoli al prezzo di 3 e sconti all’interno dei Sistema Musei Civici di Roma.
Vivere sempre nuove emozioni sotto la volta stellata del Planetario da oggi è ancora più vantaggioso. Presso la biglietteria del Planetario e Museo Astronomico infatti è in vendita un abbonamento grazie al quale è possibile assistere a 4 diversi spettacoli astronomici al prezzo di 3, per un costo di 19,50 euro anziché 26,00 per il biglietto intero e 13,50 euro anziché 18,00 per il ridotto.
A partire dalla sua attivazione, la card sarà valida sei mesi offrendo vantaggi all’interno di tutto il Sistema Musei Civici di Roma: esibendo l’abbonamento si avrà diritto all’ingresso ridotto ai musei e alle mostre del Sistema Musei Civici e allo sconto del 10% nelle loro librerie.
Un modo conveniente per ammirare lo splendore delle stelle scegliendo tra un’offerta di oltre 60 diversi spettacoli astronomici suddivisi in 4 tipologie:
- Panorami celesti per chi desidera avvicinarsi all’affascinante mondo dell’astronomia
- Universi aperti per chi invece vuole approfondire singole tematiche scientifiche tra planetologia, cosmologia e astrofisica
- Impatti per chi preferisce lasciarsi suggestionare dalla storia, dalla mitologia e dall’arte nascoste tra le stelle
- Stelle per giocare dedicato ai bambini di tutte le età che vogliono essere accompagnati dal divertente Dottor Stellarium alla scoperta dei segreti più affascinanti del cielo.
Ma il Planetario offre anche contaminazioni con la musica all’interno di coinvolgenti concerti astronomici e spettacoli automatici che raccontano le Notti romane, il Respiro del cosmo e le Vacanze Marziane.
Il Planetario di Roma. Un vero e proprio teatro astronomico dove astrofili, appassionati di scienza e curiosi dell’Universo possono vivere tutto il fascino dell’astronomia immergendosi in un cielo affollato da stelle pulsanti.
Abbonamento a 4 spettacoli
€ 19,50 intero
€ 13,50 ridotto
Per informazioni
060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 22.30
info@planetarioroma.it
Ora che le notti cominciano a farsi meno rigide è tempo di avvistare le prime stelle cadenti di stagione: tra il 21 e il 22 aprile appariranno le rapide scie delle Liridi, un debole sciame di meteore che guizzano in cielo nei pressi della luminosissima stella Vega, l’astro principale della Lyra, alta nel cielo di aprile alla fine della notte. Normalmente se ne contano 10-20 all’ora e lasciano scie persistenti muovendosi alla velocità di ben 49km/s. Le Liridi derivano dalla cometa Thatcher e sono la più antica pioggia di stelle cadenti di cui ci sia giunta testimonianza storica, osservate dai Cinesi nel 687 a.C. Gli avvistamenti proseguiranno nelle notti senza Luna intorno al 5 maggio, quando in cielo si accenderanno le meteore Eta Acquaridi, provenienti dalla costellazione dell’Acquario e generate dalla famosa cometa di Halley (al planetario “Quando cadono le stelle” il 20/4 alle 17:30).
Il 19 marzo scorso, un’immane esplosione ha distrutto una stella in una lontanissima galassia nella costellazione del Bootes. L’esplosione della supernova ha generato il più potente lampo di raggi gamma mai registrato: per circa un’ora il flash è stato visibile addirittura ad occhio nudo raggiungendo lo splendore di una stella di quinta grandezza. Non si sa ancora cosa abbia scatenato un tale cataclisma, ma ciò che fa più impressione è che per un breve tempo chi fosse stato testimone dell’evento avrebbe potuto gettare uno sguardo nelle profondità più remote dell’universo, raggiungendo una distanza record di ben 7,5 miliardi di anni luce! Il lampo, denominato GRB080319B stabilisce di gran lunga il record dell’oggetto più distante visibile ad occhio nudo nel cosmo, polverizzando quello precedente della galassia di Andromeda (appena 2,2 milioni di anni luce). Questa è infatti la distanza della galassia che ha ospitato il lampo gamma, e di conseguenza l’esplosione, avvistata dall’osservatorio spaziale Swift, avvenne quando l’età dell’universo era appena la metà di quella attuale (al planetario “Caccia ai lampi gamma” il 12/4 alle 16).
Per saperne di più
ww.skyandtelescope.com/news/home/16952546.html
Dopo essersi tuffata tra gli spruzzi ghiacciati dei geyser di Enceladus, la sonda Cassini in orbita intorno a Saturno ha scoperto che la superficie di Titano, la luna più grande del pianeta, ruota più rapidamente del previsto. Alcuni dettagli si sono spostati in avanti anche di 30km rispetto alla posizione calcolata. Gli scienziati ritengono che gli spostamenti osservati indichino la presenza di un’oceano liquido, composto d’acqua mista ad ammoniaca, che si estende sotto l’intera superficie di Titano: la crosta del satellite galleggerebbe su questo oceano come un iceberg, ed i forti venti nella densa atmosfera di Titano la sospingerebbero come un’immensa zattera ghiacciata, accelerando la sua rotazione (al planetario “Tra gli anelli di Saturno” il 27/4 alle 11).
Per saperne di più
www.skyandtelescope.com/news/16856891.html
Una serie di quattro incontri di letture di Francesco Piccolo, Vitaliano Trevisan, Carola Susani, e Antonio Pascale.
Si comunica che giovedì 13 marzo 2008 dalle 12.30 alle 16.00 alcune sale o l'intero Museo potrebbero essere chiusi al pubblico per assemblea sindacale del personale.
La Direzione del Museo si scusa per gli eventuali disagi.
Il 23 marzo il Planetario e Museo Astronomico rimarrà aperto secondo il solito orario d'esercizio.
Lunedì 24 marzo il museo aprirà dalle 9.00 alle 14.00.
Si comunica che mercoledì 20 febbraio 2008 dalle 11.30 alle 15.30 alcune sale o l'intero Museo potrebbero essere chiusi al pubblico per assemblea sindacale del personale.
La Direzione del Museo si scusa per gli eventuali disagi.
Oggi 17 gennaio 2008 il Planetario riapre!
Si comunica che mercoledì 19 dicembre 2007 dalle 12.30 alle 16.30 alcune sale o l'intero Museo potrebbero essere chiusi al pubblico per
assemblea sindacale del personale.
La Direzione del Museo si scusa per gli eventuali disagi.
Nei giorni di lunedì 24 e 31 dicembre prossimo il Planetario e Museo Astronomico sarà aperto in via straordinaria fino alle 14.00.
Inoltre sono proposti i seguenti spettacoli:
24 dicembre
ore 9.30
Classico di G. Masi
ore 11.00
Alla periferia della Galassia, il Sistema Solare di G. Catanzaro.
ore 12.30
Vacanze Marziane di G. Catanzaro, G. Gandolfi, S. Giovanardi e V. Vomero
31 dicembre
ore 9.30
Classico di G. Masi
ore 11.00
Notti Romane di G. Catanzaro, G. Gandolfi e S. Giovanardi
ore 12.30
Vacanze Marziane di G. Catanzaro, G. Gandolfi, S. Giovanardi e V. Vomero
Sia avvisa che lo spettacolo ”In orbita: l’ Esperienza dello spazio” con Alessandro Coletta e Umberto Guidoni, si svolgerà alle 18.30 e alle 20.30 (anziché alle 22.00)
Si avvisa che lo spettacolo serale "Un universo turbolento" del 23 novembre 2007 è stato annullato per sopraggiunti eventi di carattere internazionale.
Si avvisa che martedì 6 novembre 2007 il Planetario e Museo Astronomico rimarrà chiuso per lavori di manutenzione.
Una cometa poco nota al di fuori degli osservatori astronomici e che fino a quattro giorni fa era visibile solo attraverso telescopi di generoso diametro. Nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre, essa è stata osservata assai più brillante del normale e la notizia ha iniziato a circolare in tutto il mondo. Man mano che la notte scivolava verso ovest, tutti gli osservatori confermavano questo comportamento, verificando che la cometa stava ancora aumentando il proprio splendore!
In poche ore, la variazione di luminosità era tale che la Holmes diveniva comodamente visibile ad occhio nudo anche dalle città, all'interno della costellazione di Perseo, tipica figura autunnale. Per comprendere l'eccezionalità della sua variazione di splendore, si immagini la Luna piena diventare luminosa quanto il Sole: un balzo di un milione di volte!
La cometa non è nuova a questi comportamenti: già alla sua scoperta, il 6 novembre 1892 ad opera del londinese E. Holmes, fu colta in uno stato di notevole luminosità, ma il balzo di questi giorni è senza precedenti.
Le ragioni del fenomeno non sono chiare: forse i friabili ghiacci cometari hanno ceduto, rilasciando ingenti quantità di polveri tutt'intorno; gli astronomi scopriranno di più nelle prossime settimane. La Holmes dista attualmente circa 400 milioni di km dal Sole.
Al momento non mostra alcuna coda e al telescopio appare come un oggetto compatto, con un nucleo più brillante e . Nelle prossime sere, l'oggetto dovrebbe diventare via via più diffuso e meno luminoso.
Invitiamo tutti voi ad osservarla personalmente: l'impresa è semplicissima, almeno fino a quando l'oggetto resterà luminoso. Attualmente, il suo splendore apparente è di poco superiore a quello della celebre Stella Polare.
Per trovarla è possibile utilizzare la mappa presente a questo indirizzo
www2.comune.roma.it/planetario/mappaholmes.gif
La cometa vi è indicata convenzionalmente con una modesta coda (anche se attualmente ne è priva).
La Holmes si trova nella costellazione di Perseo, appena più a est della stella Mirfak. In pratica, la cometa altera i contorni di una delle figure celesti più celebri. Passerà quasi esattamente sulla testa intorno all'una di notte (ora solare). Individuato Perseo, la cometa apparirà come una sua "stella in più". L'oggetto si sposta tra le stelle piuttosto lentamente, e manterrà la posizione segnata per diversi giorni. Dovesse essere visibile a lungo, aggiorneremo la nostra carta celeste.
Un fenomeno celeste di estrema rarità, da non perdere: aspettiamo perciò il primo varco di cielo sereno tra le nuvole!
Si informa che il 19 Ottobre 2007 per consentire la partecipazione all'assemblea sindacale, il personale iscritto alla CGIL è autorizzato ad assentarsi dal posto di lavoro dalle 9.30 alle 13.30.
Si avvisa quindi il pubblico che nell'orario indicato potrebbero verificarsi dei disagi.
Anche quest'anno, dal 16 Ottobre fino a conclusione dell'anno scolastico, il Planetario organizza gli spettacoli pomeridiani per le scuole nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì alle 14.30.
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